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VacuaMœnia: suonare lo spirito dei luoghi

Nel fiorire di iniziative dedicate al file recording, molte delle quali prendono la forma di consorzi di artisti o di associazioni, il progetto siciliano VacuaMœnia ci ha da subito colpito per il rigore e la chiarezza con la quale esplicita la propria filosofia e i propri intenti, nonché per l’immediato riscontro che questi hanno nella pratica. Partendo da una dimensione fortemente legata al territorio come luogo d’incontro dello spazio e del tempo, i membri del gruppo proiettano le loro ricerche, non legate alla sola dimensione sonora ma autenticamente multidisciplinari, in un orizzonte più ampio, sia promuovendo iniziative, sia sfruttando le potenzialità che la rete mette a disposizione. Ci vorrebbero pagine e pagine per affrontare tutte le implicazioni che un progetto del genere comporta, ma grazie alla disponibilità di Fabio R. Lattuca e Pietro Bonanno abbiamo potuto sviluppare alcuni temi che ci sembravano particolarmente fecondi.
SODAPOP: Inevitabile iniziare dalle presentazioni: chi siete, qual è il percorso che vi ha portato a creare VacuaMœnia e quali le vostre fonti d’ispirazione?
VACUAMŒNIA: Siamo due musicisti che provengono da formazioni diverse. Io (Fabio) ho iniziato ad avvicinarmi alla musica suonando il basso in un gruppo garage-punk e nel tempo sono approdato alla musica elettronica, io (Pietro), invece, provengo dal conservatorio dove ho studiato pianoforte e musica elettronica e mi sono sempre occupato di musica e composizione elettro-acustica. Abbiamo due modi e due approcci al suono e alla forma totalmente diversi che si compensano e si completano.
Ci siamo incontrati in occasione del Live!iXem 2011, festival organizzato fino a qualche anno fa dal compositore Domenico Sciajno. L’edizione di quell’anno si è tenuta a Favignana e ha fatto convergere sull’isola siciliana vari artisti europei facenti capo alla rete OpenSound. In quelle giornate abbiamo avuto modo di conoscerci e discutere temi legati al paesaggio sonoro e alla field recording. Oltre a ciò, si è venuta a creare una bella amicizia che ci ha permesso di iniziare a lavorare sul progetto VacuaMœnia.
Il tutto è nato, più o meno, a Gennaio del 2013, riflettendo sulle possibilità che alcuni territori della nostra isola – la Sicilia – offrono, non solo a livello sonoro ma anche a livello storico e architettonico. La prima fase della nostra ricerca, difatti, si sta concentrando sui borghi rurali e sui vari aspetti che hanno portato alla loro fondazione, vita e abbandono.
SODAPOP: VacuaMœnia nasce in stretto contatto col vostro territorio e con luoghi particolari, le colonie agricole abbandonate. Qual è il senso, oggi, di documentare luoghi ormai consegnati alla storia, da cui la vita umana è fuggita?
VACUAMŒNIA: Crediamo che, proprio perché sono luoghi da cui la poggiorealevita umana è fuggita sia necessario dare loro voce. Sono luoghi molto spesso ricchi di storia, da cui l’uomo è passato non più di settant’anni fa lasciando una traccia indelebile. Prendiamo a riferimento il caso di borgo Rizza, in provincia di Siracusa. Durante lo sbarco alleato divenne base operativa degli alleati che stavano risalendo la Sicilia per liberarla dal nazi-fascismo. Questo è uno degli esempi che ci vengono in mente ma altri possono essere riportati come quello, ancora più affascinante, di borgo Caracciolo nel messinese. Qui vicende politiche e tradizioni – che vanno oltre la storia nazionale – si intersecano in modo indissolubile e, a breve, ne parleremo sul nostro sito.
SODAPOP: È immaginabile, in futuro, vedervi affrontare altri aspetti della realtà e altri territori o è qualcosa che esula dagli intenti di VacuaMœnia?
VACUAMŒNIA: In futuro abbiamo intenzione di concentrarci su altri paesaggi e aspetti della nostra terra ma al momento la ricerca sui borghi rurali, la loro identità e il rapporto col territorio è ancora lunga. A questo proposito, l’esperienza maturata con VacuaMœnia ci sta facendo scoprire aspetti dell’isola che fino a poco tempo fa non conoscevamo, come la colonizzazione del latifondo e la politica fascista attuata, oltre ai motivi che hanno portato al non interesse da parte delle amministrazioni più vicine a noi. Diciamo che VacuaMœnia si occuperà sempre, se lo riterrà necessario, di tutto ciò che ha perso un senso funzionale originario e si trova in una nuova condizione estetica da creare. Questo è davvero un nuovo campo di studi e crediamo che il suono possa veicolarne l’azione, grazie al fatto che anch’esso, come ricerca, è, tutto sommato, vergine.
SODAPOP: Leggevo in una vecchia intervista a Chris Watson che non considera il suo lavoro né un database né una semplice registrazione dei suoni del pianeta, bensì musica, tanto che si diceva entusiasta di portare questi suoni dal vivo.  Voi come vedete il vostro lavoro? Esiste o potrebbe esistere una dimensione live di VacuaMœnia?
VACUAMŒNIA: Analizzando il percorso di ricerca di VM, si può notare come ci siano diversi momenti e passaggi: inizialmente, infatti, tendevamo a creare dei brevi resoconti sul paesaggio – magari concentrandoci soltanto sulle dinamiche, sui materiali etc. Oggi, invece, grazie all’esperienza maturata tendiamo a creare una narrazione più completa e organica legata a quanto emerge dalle peculiarità locali. VM, come diciamo sul nostro sito, è un progetto in continua evoluzione e cambiamento. Altrettanto in evoluzione e cambiamento è il fenomeno sonoro, per cui sarebbe un’operazione titanica quella di costruire un database che cristallizzi un fenomeno per sempre. Qui entra in gioco l’orecchio di chi sta registrando che, tramite scelte qualitative e, in particolare, formali, propone una visione di quel paesaggio. I paesaggi dei borghi sono spesso interconnessi, tant’è che si ha l’impressione, a volte, di stare scrivendo un’unica ampia narrazione (o partitura, come ci piace chiamarla a volte un po’ impropriamente) ma, ogni borgo, comunque conserva sempre delle qualità particolari che rendono la ricerca borgo_caraccioloin ogni luogo imprevedibile.
Per quello che riguarda il ‘Live’, dobbiamo intenderci su cosa significhi. Se l’idea è quella di portare il progetto sotto forma di installazione o in listening rooms dove proporre versioni specifiche pensate per il luogo d’ascolto, questo è qualcosa che abbiamo fatto e che è parte integrante della nostra ricerca. Abbiamo presentato Gradients, per esempio, al Symposium on Acoustic Ecology a Chatham (UK) per conto dell’Università del Kent e patrocinato dal WFAE, a Parigi per la notte bianca 2014 e a Firenze, al Forum KlangLandschaft – Italia, così come stiamo lavorando a prossimi progetti che prevedono delle interazioni in un luogo fisico. Se per ‘Live’ intendiamo qualcosa di più vicino al LiveSet, come qualcosa che facendo l’occhiolino al DjSet, significhi stare chini sui computer a schiacciare play, mentre qualcuno ti vede farlo, pensiamo, seppure entrambi ce ne siamo occupati ognuno nei nostri percorsi individuali, che in questa fase del nostro lavoro non c’entri molto. Questo non esclude che in un futuro, se ne dovessimo sentire l’esigenza per fattori diversi dal dare un volto al suono, possiamo tenere in considerazione la cosa.
SODAPOP: Trovo il vostro metodo di lavoro molto interessante essendo, multidisciplinare nell’approccio (ricerche d’archivio, documentazione fotografica, registrazioni sul campo…) e multimediale nell’esposizione, sfruttando appieno le caratteristiche della rete. Mi interesserebbe sapere come si svolge il processo, dalla scelta del soggetto fino alla messa in rete del materiale.
VACUAMŒNIA: Il processo di pubblicazione segue alcuni passaggi ben precisi. La trasversalità di cui parlavi fa parte di quella crescita e di quel perfezionamento nei processi che si è andato affinando col tempo e con l’esperienza.
In primis, scegliamo la zona che ci interessa studiare e facciamo una ricerca per capire quanti e quali borghi si trovano lì. Una volta in loco studiamo il paesaggio “ad orecchie nude” in modo tale da posizionare le attrezzature nel modo migliore. Anche l’interazione con i materiali è importante per cui stiamo attenti a come fare suonare il luogo stesso. Spesso, cerchiamo di coniugare varie possibilità di ripresa per dare un’immagine più fedele possibile al posto. Durante la fase di studio del luogo, raccogliamo i materiali fotografici che completano poi il lavoro finale. borgo_schir_e_lago
Una volta concluse le sessioni di registrazione – che a volte richiedono anche più giorni e diverse ore – ci dedichiamo alla ricerca in archivio o nelle biblioteche. Carte e testi originali sono per noi fondamentali per ricostruire le vicende che hanno caratterizzato le varie fasi di vita del borgo e della sua storia. Chiaramente, soprattutto per le carte dei progetti e di altri documenti originali, sono fondamentali gli aiuti dell’Ente di Sviluppo Agricolo erede di quell’organo che volle realizzare i borghi rurali negli anni ’40.
Raccolto tutto il necessario – audio, fotografico, e cartaceo – procediamo a scrivere sul borgo. Analisi sonora, storica, architettonica e dinamiche sociali sono presentate a corredo del paesaggio sonoro. Negli ultimi borghi analizzati, abbiamo deciso di includere una breve guida all’ascolto per indirizzare – ma non influenzando – l’ascolto di chi ci segue e fornire alcuni utili strumenti per avvicinarsi al tema del soundscape.
Infine, la disposizione degli elementi su ogni pagina-borgo non è casuale. Abbiamo, infatti, studiato il modo migliore per far sì che l’ascolto sia il medium principale. Difatti, l’elemento sonoro si trova in cima alla pagina, seguito dalla storia e dalle fotografie cosi da far creare ad ognuno un proprio spazio acustico.
SODAPOP: Sempre riguardo a questo: il fatto di associare il suono a informazioni ed immagini non potrebbe essere visto come sfiducia nelle sue capacità descrittive?
VACUAMŒNIA: Nel nostro lavoro, il suono è un elemento transmediale, che non vuole avere la meglio sul resto. Portando l’attenzione all’ascolto, poi, ogni visitatore del sito può scegliere il proprio percorso che, però, in qualche modo è condizionato, per la natura stessa del fenomeno, dai tempi dell’ascolto. Come detto in precedenza, abbiamo da sempre cercato di dare ad ogni elemento comunicativo un suo valore, a volte invertendo la priorità semiotica che la società ci impone. La vista – quindi le foto – si trovano su un layer più basso rispetto al suono. Pensiamo che, esplorando un sito web come il nostro, il primo elemento che si incontra diventa quello su cui l’utente si sofferma. Così, le nostre registrazioni poste ad un layer superiore diventano il primo fattore di scoperta che passa poi per la lettura delle informazioni storiche e compositive e, solo alla fine, arriva alla fotografia.
SODAPOP: Tornando al metodborgo_schir_01o di lavoro, come vi comportate nei confronti dei suoni che poi faranno parte del lavoro: selezionate già sul luogo, o registrate tutto e selezionate solo una volta in studio?
VACUAMŒNIA: C’è una terza opzione, che è appunto l’ascolto precedente alla registrazione. Passiamo davvero tantissimo tempo in un posto, prima di piazzare le nostre attrezzature e questo serve ad avere innanzitutto chiaro quello che vogliamo andare a fare. La selezione che attuiamo è condizionata da ciò che abbiamo imparato ed esperito sul posto: architettura del paesaggio, architettura delle strutture che compongono i borghi e materiali determinano il nostro modo di procedere. In questo senso, ci viene in aiuto ciò che furono le indicazioni costruttive volute dall’ECLS. Difatti, ogni architetto o ingegnere coinvolto nel progetto di edificazione dei borghi rurali era obbligato a utilizzare solo materia prima del luogo. Per noi, tale aspetto diventa interessante in quanto caratterizza ogni paesaggio e questo è di enorme aiuto quando andiamo a progettare la forma finale.
SODAPOP: I suoni che troviamo sul sito sono “puri” con poco o punto editing, mentre altri artisti modificano i suoni anche in maniera profonda. La vostra è una precisa scelta di campo o semplicemente la resa dei suoni come li ascoltiamo era funzionale al progetto?
VACUAMŒNIA: Ascoltando le prime registrazioni – ad esempio pensiamo a Borgo Riena o a Poggioreale – e facendo un confronto con le ultime ricerche sonore, è evidente come il nostro approccio sia cambiato. Prima brevi esempi sonori, campioni significativi, oggi invece vere e proprie indagini sulla materia. Lo stesso vale anche per la registrazione del paesaggio: non semplice campionamento di un singolo elemento ma immagine sonora complessa e che possa rappresentare in modo più esplicativo possibile il paesaggio sonoro locale. Questo è in parte legato alle nuove attrezzature che abbiamo iniziato ad utilizzare da circa un anno a questa parte, questo, però, senza voler dire che avere buone macchine si traduca immediatamente in alta qualità e consci del fatto che, per arrivare ad una discreta qualità, il lavoro non si ferma qui. Ogni volta proviamo a unire diverse tecniche di microfonazione, o nuove formule di editing e di analisi, o qualche espediente di sound design. Ad esempio, per il lavoro Borgo Schirò Churchscape, pubblicato per la netlabel Galaverna di Enrico Coniglio e Leandro Pisano, abbiamo catturato gli impulsi delle riverberazioni all’interno della chiesa del borgo e li abbiamo fatti convolvere con dei suoni registrati mediante microfono a contatto creando una dimensione surreale all’ascolto che amplificava le caratteristiche di ogni materiale e lo stesso procedimentoborgo_schir_02 lo abbiamo applicato al contrario, facendo convolvere suoni ambientali attraverso impulsi generati da microfoni a contatto. Da questo punto di vista, però, i nostri approcci sono differenti e, ad oggi, non abbiamo ancora trovato (e probabilmente è una fortuna) una modalità compositiva o di analisi che entrambi reputiamo valida, forti del fatto, probabilmente, che veniamo da esperienze e approcci al suono radicalmente diversi. Per quello che mi riguarda [Fabio], infatti, tendo a utilizzare i suoni raccolti senza modifiche profonde, cercando di rappresentarli nella loro più autentica struttura. Io [Pietro], invece, penso che il medium compositivo sia parte fondamentale del processo di ascolto di un paesaggio e questo passa principalmente dalla pulizia dei suoni raccolti, dall’editing, dal montaggio e da scelte creative mirate.
SODAPOP: Ultimamente in Italia la pratica del field recordings è molto praticata, ma non ancora così inflazionata da portare a un abbassamento di qualità delle produzioni. Come vedete la situazione? Pensate ci possano essere sviluppi anche pratici, al di fuori dell’ambito puramente musicale/artistico?
VACUAMŒNIA: Esiste un crescente interesse verso la pratica delle field-recordings e del paesaggio sonoro nel nostro paese. Ormai avere uno smartphone permette di fare delle registrazioni in qualsiasi modo e con qualsiasi qualità ma credo che bisogna essere capaci di capire cosa sia ricerca e cosa solo moda. Il bene, e nello stesso tempo il male, della rete è che tutti possono diventare artisti facendo abbassare l’asticella della qualità. In Italia sono poche le realtà che si dedicano in maniera attenta e profonda ai temi dell’ecologia acustica, delle field-recordings e del soundscape: mi viene in mente l’esperienza già citata di Galaverna, del centro fiorentino di TempoReale – in cui siamo stati coinvolti nel progetto Sound at Work pubblicando nell’omonima raccolta un brano sul paese terremotato di Poggioreale dal titolo 23pg12rl12 – che oltre ad organizzare attività live propone interessantissimi workshop come quello tenuto da Bernard Fort lo scorso anno. La rete FKL-I, di cui siamo soci, organizza incontri annuali per fare il punto sulla ricerca e mette assieme le realtà del paese spesso creando interessanti commistioni. Tra queste realtà interne a FKL-I, va ricordatworkshop_FRa quella di PortoBeseno – organizzatrice del prossimo simposio europeo sul paesaggio sonoro – che propone gli aspetti musicale/artistici con attività di sensibilizzazione rivolte alle nuove generazione che, essendo quelle meno inclini ad ascoltare, se non ad un livello passivo e casuale, sono quelle su cui bisogna lavorare.
Esiste, di fatto, un problema: in Italia non c’è (o è ancora in uno stato larvale) un percorso post-accademico che si occupi, in un contenitore artistico-qualitativo, di pratiche legate al mondo del suono. Così se oggi è impensabile che qualcuno si occupi da autodidatta di chirurgia a cuore aperto o di chimica, in musica e nell’arte in genere, l’autodidatta è l’unica figura possibile, come abbiamo visto con pregi e difetti. Se questo è già qualcosa che crea di suo abbastanza confusione (basta davvero un computer o uno Zoom H4 a definire un artista?), l’unica vera motivazione per la nascita di così tante realtà legate al paesaggio sonoro, spesso, è quella di ‘non essere come le altre’, senza specificare in cosa e ricadendo, a volte, negli stessi errori, spesso di natura quantitativa (l’avere letto più libri, l’avere fatto più eventi, avere più iscritti). Noi pensiamo, coscienti che si può sbagliare, che la profondità nell’approccio – la qualità – sia qualcosa che divida realtà serie da realtà meno serie e tentiamo di dare uno standard alto ai nostri progetti. E’ un percorso difficile perché tiene conto delle prove e degli errori, ma ad ogni modo un percorso più duraturo negli anni. Il resto facciamo in modo che non ci interessi.
SODAPOP: In chiusura gettiamo uno sguardo al recente passato e al futuro. Lo scorso anno avete esordito come etichetta con una compilation in download gratuito uscita per il World Listening Day mentre è uscito da pochi mesi il sopracitato lavoro per Galaverna.  In futuro ci saranno altre pubblicazioni, sia come discografici che come musicisti? Eventualmente vi interesserebbe anche il formato fisico o continuerete a proporre il vostro materiale unicamente in rete?
VACUAMŒNIA: Vorremmo subito puntualizzare che VacuaMœnia non è una net-label e che quindi non ci consideriamo neanche di sfuggita dei ‘discografici’. Abbiamo deciso di raccogliere a cadenza semestrale e tramite compilations alcune delle migliori realtà italiane ed estere. Stiamo lavorando a una prossima borgo_rizzaopen-call, ma al momento non possiamo dire di più. Come musicisti abbiamo in cantiere un’importante uscita per una delle più interessanti e attente label che ci ha chiesto un lavoro e abbiamo in cantiere diverse installazioni che ci vedranno spostarci in giro per l’Europa. Queste sono cose ci fanno molto piacere e appagano tutti gli sforzi fin qui fatti.
Per il resto, portiamo avanti le nostre attività singoli: io (Fabio) sto per pubblicare un lavoro per Sonic Terrain, il progetto curato da Miguel Isaza con cui abbiamo avuto modo di scambiare un’interessante chiaccherata sulle pagine del suo sito. Io (Pietro), invece, ho appena concluso un progetto con Fiona Williams, un’artista inglese che curerà un’installazione sui passi e le impronte dell’uomo al Northampton Museum and Art Gallery in Inghilterra e continuo ad occuparmi di paesaggio sonoro sul territorio con un progetto legato alla formazione dei giovani, quest’estate, di cui ancora non posso parlare e che coinvolgerà diverse entità nel territorio nazionale.

Per approfondire ciò di cui abbiamo parlato attraverso una grande quantità di materiale audio, fotografico, grafico e saggistico, potete visitare il sito vacuamoenia.net e bandcamp.vacuamoenia


Le fotografie che accompagnano l’intervista sono di Fabio R. Lattuca

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