Touché Amoré – Is Survived By (Deathwish, 2013)

Appassionato, sofferto e brumoso come questo primo scorcio di autunno. Arrivati al loro terzo disco i Touché Amoré, quintetto californiano in uscita sulla Deathwish di Jacob Bannon, stampano il loro album più maturo, portando a compimento il matrimonio, già in parte riuscito negli albumi precedenti, tra citazionismo screamo anni ’90, testi introspettivi, furia e melodia. Is Survived By è un ottimo disco in senso assoluto e nel suo genere un serio candidato ad essere tra i più ascoltati dell’anno: arriva dopo un paio di split, uno proprio su Deathwish con i Pianos Become The Teeth e ci regala un gruppo ancora più convinto dei propri mezzi. Chiamatelo “revival screamo”, “hardcore melodico”, o come vi pare quello suonato dal quintetto losangelino è un solido post-hardcore che rivela tutta la passione della band per le sonorità emo/hardcore anni ’90, le chitarre alla ricerca delle armonie più che dei riff mastodontici, e le introspezioni liriche che vanno a braccetto con una musica riflessiva o esplosiva, a seconda delle necessità. Meno dannatamente compressi di un qualsiasi gruppo screamo anni ’90 i Touché Amoré attingono in egual misura a quella scena che tra la fine dei 90’s e l’inizio del nuovo millennio vagheggiava di nuovo hardcore e melodia: Just Exist combina il gusto melodico dei This Day Forward più maturi, e mutua dallo screamo più riflessivo il gusto per le chitarre in secondo piano, quasi nascoste a ricamare pizzi armonici su una ritmica non eccesivamente tirata. Piace, anche molto, la volontà del gruppo di creare dei piccoli refrain che spezzano la durezza del cantato urlato: ritornelli che danno fiato ai brani, quanto le derive arpeggiate e stranianti che hanno fatto in tanti indicare derive post-rock. Una posizione suggestiva anche se non totalmente condivisibile che comunque unisce i nostri a moderni e validi interpreti dello screamo che hanno via via rarefatto il proprio sound come i giapponesi Envy. Ma quando l’esito del disco può sembrare quello intrigante ma ormai abusato del gioco “pieni-vuoti”, dell’esplosione emozionale contrapposta alla quieta introspezione, ci pensa la grande capacità di gestire la melodia da parte dei Touché Amoré a evitare il comunque lieto deja-vù. L’assalto riesce ad assumere quasi una forma canzone, con sprazzi melodici intensi, toccanti ma assolutamente orecchiabili. Pochi secondi per carità, ma capaci di creare veri gioiellini Anyone e Anything che valgono da soli tutto il disco, e che uniscono idealmente il quintetto di Los Angeles a una grande band degli scorsi anni, gli End Of A Year, autori di uno scarno, elegantissimo e stupendo album su Revelation Records. Stesso lignaggio, stemma voglia di urlare, stessa grande carica e grande abilità chitarristica. Tra sprazzi “core” con tecnicismi ritmici inclusi, testi intensi, e melodie sofferte non possiamo guardare oltre: un disco interessante che dimostra come una band possa partire riportando in auge un suono senza rimanere un pallido epigono. In fondo, ci piace sottolinearlo, se band come gli Whores (che ci piacciono molto) fa strappare i capelli a ingessati 40enni suonando un noise-rock che più revivalista non si può, ci piacerebbe avessero una chance anche i Touché Amorè. Noi gliel’abbiamo data da tempo.

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