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Tomografia Assiale Computerizzata – Senza Titolo (Sometimes, 2011)

Più conosciuti come T.A.C., i Tomografia Assiale Computerizzata rientrano a pieno titolo nei gruppi leggendari dell’ondata sperimentale della musica italiana. Mentre nomi come Maurizio Bianchi, Mauthausen Orchestra e Atrax Morgue essendo più inserita all’interno di un filone come quello industriale, è stata riscoperta (o non è mai sparita) e glorificata, per gruppi come T.A.C., Tasaday e/o Detriti, trattandosi di musiche e personaggi più “laterali” rispetto a certe scene, la cosa è stata un po’ più macchinosa.
L’accostamento agli ultimi due gruppi, anche per questioni di suono, non è neppure così azzardato, anche se per i T.A.C. di questo disco (una ristampa allargata di una cassetta datata niente poco di meno che 1982) il parallelo è un po’ riduttivo. Post-punk con reminiscenze di New Wave (o No Wave), qualcosa che volontariamente o no, ricorda degli Area grezzi e per nulla tecnici (quindi non gli Area) tracimati nel loro lato oscuro e poi psicosi e presagi plumbei di anni che si sono retti grazie alla contrapposizione fra i due blocchi e calmati a botte di eroina. Un gruppo successivamente mantenuto in vita da quello stesso Simon Balestrazzi che avete visto recensito a più riprese con diversi progetti recenti. Se gli I Refuse It vivevano il post-punk con un piglio a volte più ironico o comunque più leggero, i T.A.C. non lesinavano un gran senso di malattia. La cosa sorprendente del gruppo emiliano sta nel fatto che incorporassero già parecchie scorie simil-industriali che alcuni dei membri avrebbero sviluppato successivamente.

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