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Three In One Gentleman Suit – Some New Strategies (Black Candy, 2005)

Dopo il superbo Ep Battlefields In An Autumn Scenario le attese per questo nuovo album del trio modenese erano spasmodiche. Tanto che forse un pò troppo in fretta alcuni hanno accolto Some New Strategies (uscito stavolta per la fiorentina Black Candy) non proprio nel migliore dei modi, in sintesi: troppo astruso, freddino e difficile rispetto al suo predecessore. Anch'io inizialmente (nei primi due ascolti diciamo) ho avuto la stessa impressione: forse perchè tutti ci aspettavamo quel post rock dalle linee malinconiche di facile presa perfettamente amalgamato al suono dei Karate. Geoff Farina infatti è diventato un nome ingombrante per i Three In One Gentleman Suit, vuoi per la straordinaria tecnica del chitarrista Giorgio, vuoi, soprattutto, per la voce di Paolo. Perciò se con Battlefields potevamo fantasticare con la mente, arriva Some New Strategies a riportarci alla realtà, con i suoi riff secchi e precisi, consegnandoci l'arduo compitino di matematica. L'apertura è affidata all'attacco di batteria senza scampo di Modern Age Apologies. C'è qualche cambiamento di rotta, naturale e senza grossi traumi: dalla provincia di Modena a quella di Reggio Emilia (Cavriago) e poi a Boston; da qui alla Louisville di uno o due lustri passati. Impermeabile alle mode il trio emiliano snocciola il il suo math rock con grande precisione: prendiamo Maths Rule The Squadrons con quella tromba jazzata, un leggero sentore dei grandi June Of 44 e tanto tiro. In A Sort Of Withdrawal, The Way You Walk e Get Off My Plane i Karate degli esordi fanno di nuovo capolino, ed è sempre un grande piacere. La punteggiatura di basso di Two Thousand Steps apre ad un arpeggio di chitarra melodico che per un attimo sembra riportarci alle melodie del primo disco, prima di tornare alle ragnatele algebriche e alla chitarra circolare di Approach/ Arrival (uno dei miei brani preferiti) o alla brevissima sperimentazione di Underwater, My Samba, il cuore oscuro del lavoro. Chiude Delikatessen, un brano sottotono degno del Farina più riflessivo. Superate le iniziali riserve, dunque, il disco sembra aprirsi come un buon vino svelando tutta la sua potenzialità ascolto dopo ascolto, assaggio dopo assaggio. Dal vivo si può apprezzare la reale dimensione della band, tanto chirurgica e senza sbavature quanto estremamente coinvolgente. myspace qui.

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