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The Sinai Divers – Elders (A Lot Of Brians, 2012)

Philippe Henchoz, cantante e chitarrista dei Ventura, negli anni ha registrato canzoni in solitudine tenendole per sé, salvo poi decidere di pubblicarle a nome The Sinai Divers; questo Elders ne raccoglie una decina, in cui Philippe suona praticamente tutti gli strumenti e propone un rock imbevuto di sonorità indie anni ’90 con registrazioni casalinghe e suoni di conseguenza a bassa fedeltà. L’apertura è affidata a I Let You Speak My Name, pezzo a bassa fedeltà, indolente e cantilenante, una piccola chicca che giustamente è messa in evidenza. Il rock rumoroso ed emotivo di Company fa proseguire con le buone impressioni, richiamando alla mente i Seam più riusciti, mentre lo slowcore di I Know What’s Wrong With This World con il suo pulsare in crescendo e l’esplosione centrale non lascia prigionieri; dopo l’intermezzo acustico di Rumors Are True arriva Can We Escape Madness? che con le sue chitarre a rovescio e l’incedere inesorabile fino alla lunga coda tempestosa convince pienamente. Se l’intima A Little Prayer Might Leak scorre veloce veloce, quando si rialza il volume con la breve strumentale Please Take That Smile Off Your Face l’attenzione si desta nuovamente, pronti per l’acustica e agrodolce 24’000 People, una delle canzoni più azzeccate di Elders; chiudono il rumoroso strumentale It’s Worth An Arm e la ipnotica Me And The Devil, avvolta su sé stessa in un loop senza fine. Questo è un disco che si lascia ascoltare con piacere ripetutamente, proprio niente male per essere nato come un diversivo senza impegno.

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