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The Right Moves – The End Of The Empire (Ultramarine, 2009)

Tra aprile e maggio ho passato per lavoro un intero mese  a Catania. Una città sonnolenta e meravigliosa che molte volte mi ha fatto dimenticare gli stress e le pose dell'italietta in cui sono sprofondato. La saltuaria compagnia con il negozio di Agostino Tilotta (Uzeda/Bellini) mi ha aiutato a vederci più chiaro su questa misconosciuta città che a metà degli anni novanta sembrava davvero poter essere diventata la Chicago/Seattle del mediterraneo. E io ho pensato spesso a Ninni Morgia e a Massimo Sapienza, mai conosciuti di persona, e ai tormenti e alle speranze che devono aver avuto in questa strana città quando alimentavano il fuoco rovente dei White Tornado. Io ho sempre nutrito uno amore sconsiderato per i WT dagli esordi, perchè fino dalle facce mi sembravano tutto fuorchè italiani. Bravi, bravissimi, puri.
E poi Ninni Morgia è andato a New York (Illuminante e struggente l'autobiografia uscita su Blow Up di giugno). Benchè spaventosamente partigiano credo che la sua potrebbe essere un' ottima sceneggiatura per un bel film (forse instant movie, non lo so). Ho immaginato che la Grande Mela avrebbe potuto inghiottire in un solo boccone un ragazzo arrivato da Catania con la chitarra in spalla. E invece no. Da Brooklyn la spinta creativa di Ninni non si è mai fermata un solo istante sfornando un disco dopo l'atro con innumerevoli formazioni (Death Pool, Quivers, La Otracina) dagli stili diversi, ma sempre rigorosamente all'insegna del D.I.Y.; I Right Moves in questione ritornano dopo un paio d'anni di silenzio sempre con Kevin Shea (Talibam!, Storm & Stress) e lo spirito continua! Scarnificate torsioni chitarristiche e strutture basate più sull'improvvisazione che sulla canzone sono lo scheletro di questo nuovo lavoro. Cold jazz, free psichedelia e olio dopo sole sono le coordinate più eloquenti per descivere le visioni di questo trio. E noi, dall'ombelico dell'impero, non possiamo far altro che osservare col binocolo la solitaria crociata di Ninni, sperando che un giorno, la sua città natale possa ricordarlo al fianco di Turi Ferro e Giuseppe Fava. Lo so, detto così, un catanese potrebbe "toccarsi", ma non me ne voglia: è solo stima. From hand to mouth.

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