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The Carribean – Discontinued Perfume (Hometapes, 2011)

E' rimasto tanto ad aspettare sulla mia scrivania questo disco. Mi ha un pò spiazzato perchè lo trovavo poco inquadrabile. Non che tutto debba esserlo, ma l'ho ascoltato più e più volte, dando ogni volta giudizi di gradimento differenti. Oggi ho deciso di parlarne perchè ho finalmente deciso che Discontinued Perfume mi piace. Molto. Carribean è un progetto nato nel 1999 dalle ceneri di due indie-rock bands di Washington DC (ma ci sarà qualcosa di speciale nell'acqua o nell'aria da quelle parti? che dite?) e che ha all'attivo una discografia di tutto rispetto. Un trio di signori, non più giovanissimi, che ha partorito un album piuttosto eclettico, pur rimanendo legato a un genere che non si discosta tanto dal cantautorato e dal lo-fi indie-pendente.  Il primo e più bucolico David BowieMr. Let's Find Out o Outskirts -, un Nick Drake di buon umore – Lands And Grooves -, ballate dense per musica e testi quasi in stile John LennonThank You For Talking To Me About Israel – e voglio rovinarmi ostentando anche un parallelismo con (quel gran gruppo che erano) i Broadcast Collapsitarians – rievocati con suoni cristallini e leggeri giochi di feedback a condimento di una voce eterea. Michael Kentoff, chitarra e voce dei Carribean, è sposato, ogni mattina prende la macchina e va a lavorare, ha dei gatti, panni da piegare, conduce una vita mediamente normale e concreta insomma e la descrive in Discontinued Perfume parlando del suo sentirsi Artist In Exile e dell'area grigia che tutti, a fasi alterne o di continuo, vivono: "Just breathe and try to relax, we're all alone" si sente cantare tra racconti di case e giardini che nascondono il lavoro di musicisti nascosti nel seminterrato. "Like living, we're not easy" dicono di loro i Carribean e il divertente sta proprio qui, nel decifrarli con calma; giusto per dire, il Washington Post – che, diciamolo, fa bello citare, no? – li ha definiti "La band che non ha fretta", trovo che poco altro possa calzare così alla perfezione: le canzoni sono leggere e sottili, ma di grande potenza. La goccia che scava la roccia, un "pop d'elite" (contraddizione grossa… ma direi di assoluta verità) dalla parvenza innocua che ha la potenzialità delicata ma inesorabile di entrarti in testa e uscirne a fatica. Pacatamente e incisivamente.

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