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Tapso II – S/T (Tapso, 2009)

Clamoroso al Cibali: anche la scena indipendente italiana si fonda su hype e mode che poco hanno a che fare con l'effettivo valore della musica. Così, passato il momento di "Catania, Chicago d'Italia", che una decina d'anni fa concedeva ad ogni gruppo della città etnea almeno una piccola ribalta, magari non sempre giustificata, si cade ora nell'eccesso opposto e validissimi gruppi restano nell'ombra, conosciuti solo dagli ascoltatori più attenti o fortunati.
Io, non facendo parte della categoria, vengo a conoscenza dei Tapso II dopo che da un paio d'anni sono in giro per concerti e solo perché mi vengono a suonare praticamente sotto casa. La formazione, che annovera musicisti già attivi nei seminali 100%, nei Theramin e nei Jerica's, si distinguono da subito per l'originale assetto strumentale con batteria, violino e chitarra/voce, ma ancora maggior distanza da quanto propone la bolsa scena "postchissàcosa" attuale la marca l'ascolto di queste composizioni squadrate e ricche di contrasti mai banali. Si potrebbero fare un po' tutti i nomi dei grandi del decennio passato, dagli Slint, nelle voci sussurrate e nei riff circolari, ai Rodan, con le esplosioni quasi hardcore che squarciano i momenti di pace, fino ai Tortoise che veleggiano lontani dalle rotte del rock, ma i tre siciliani si smarcano dai troppo facili paragoni, fedeli a un postrock che prima di essere "genere" è "spirito". Così, senza darci punti di riferimento precisi, ne violano continuamente i confini con una musica dilatata e fredda, ma mai asettica, che lascia trasparire i muscoli sotto la pelle (quando non li fa esplodere come nell'iniziale Bulldog), ma conosce anche le atmosfere quasi elettroniche di The Space Outside, o il violino sinistramente "fraublicheriano" de Il Mostro. Da avere assolutamente e da non perdere dal vivo.

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