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Talibam! + Mangia Margot – 19/05/09 Arci Kroen (Villaranca – VR)

Era certo uno dei nomi di punta del cartellone di questa fine stagione quello dei newyorkesi Talibam!, ridottisi a duo dopo l’abbandono del sassofonista Ed Bear ma con sempre in organico l’onnipresente “batterista-monstre” Kevin Shea, qui con una delle sue creature più durature. Peccato che la risposta del pubblico, numericamente solo discreta, non sia certo stata quella che ci si poteva aspettare da un evento simile, tanto più in una zona che, di gruppi di questo livello, fino a poco tempo fa, ne ha visti un gran pochi. Vabbè, concentriamoci sull’accaduto…
A scaldare l’atmosfera di una serata ormai tiepida sono i vicentini Mangia Margot, probabilmente il milionesimo duo basso/batteria che vedo dall’inizio dell’anno: fortuna vuole che siano di quelli buoni. Senza sentirsi in dovere di dimostrare perizia ad ogni mezza battuta, tecnica che comunque abbonda, i due giocano con i ritmi e i timbri che la batteria offre, supportandola con ben congegnati giri di basso e inquinando il tutto con clangori metallici ed “elettroacusticità” assortite. Pochi pezzi, ma lunghissimi e molto articolati: forse un maggior frazionamento avrebbe facilitato la fruibilità, ammesso si possa parlare di fruibilità in questi territori di confine.
Conclusasi l’esibizione degli italiani con un pezzo di un quarto d’ora abbondante, i due talebani si presentano sul palco per il rapido soundcheck, due colpi di batteria e un accordo di tastiera: “soundcheck’s over. It’s time to drink” e spariscono di nuovo. talibam________________live__________________-kroenQuando si ripresentano sono agghindati come orrendi fricchettoni: Shea in particolare, con canotta e mantello multicolore, sembra una versione frocia di Ralph Supermaxieroe. Ora sì la mania di dimostrare onnipotenza tecnica tocca uno dei suoi apici: la batteria, sollevata dal compito di tenere il tempo, è tempestata di colpi con apparente casualità, tanto che quando una delle bacchette si impiglia nel costume di scena, non si notano variazioni nella progressione ritmica. Il fatto è che l’abbandono da parte di Shea di quello stile “rotolante”, che lo caratterizzava fin dai tempi degli Storm And Stress e che in effetti cominciava ad essere limitante, non è compensato dall’elaborazione di un nuovo stile, ma da una semplice deriva ipercinetica, molto fine a sé stessa. Così il gruppo imbocca una strada verso il caos che sfocia, nel tentativo di giustificare la gratuità, nell’ostentazione di un’ironia un po’ scema, sottolineata da voci in falsetto nel peggior stile “penc-fenc” e nello schema, ripetuto allo sfinimento, della canzoncina che parte pop e accelera fino a dissolversi nel caos di percussioni e svisate. Unici elementi che cercano di contrastare questa tendenza sono le parti più freak, dove Shea tira il fiato e la tastiera intona melodie anni ’70, a volte quasi sabbathiane, altre addirittura californiane. E se a un certo punto si accoglie con favore anche l’apparizione del fantasma del prog, nelle forme di una versione degli Emerson, Lake & Palmer più rock e meno rompicoglioni, è ovvio che la situazione non è delle migliori.
Tirando le somme, quella di assistere a un’esibizione dei Talibam! è un’esperienza da provare assolutamente, ma è chiaro che l’evoluzione di un certo suono si sviluppa ormai grazie ad altri gruppi.

 (foto di Elena Prati)

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