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Putiferio: no fun no core no mosh no trend!

In un mondo ideale non dovrebbe essere necessario spiegare chi sono i Putiferio. In un mondo ideale chi scrive, inoltre, sarebbe pure capace di buttare giù un’introduzione decente a questa intervista. Nella realtà invece tocca scontrarsi con i propri limiti di scribacchino nel tentativo di spiegare chi sono i quattro improbabili personaggi nella foto qui a fianco. Autori nel 2008 di un disco, Ate Ate Ate su Robotradio, saturo di noise e hardcore inclassificabile e deforme, Mirco, Walter, Panda e Mazinga (quest’ultimo, batterista, degnissimo sostituto di Giulio Favero, già One Dimensional Man e Teatro Degli Orrori) sono, a parere di chi scrive, una degli migliori realtà in ambito noise, e non solo, che ci è capitato di ascoltare negli ultimi anni.

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Gianni Gebbia/Stefano Giust/Xabier Iriondo – L’Edera, Il Colle, E La Nebbia (Setola Di Maiale, 2009)

Possiamo parlare di supergruppo? Beh fate un po’ voi… e quindi solito discorso che i super gruppi non funzionano? Dipende (e poi basti pensare ai Painkiller per ricredersi su questa regola). Certo il titolo suona già da monito per l’ascolto, soprattutto se lo coniugate per i molti lavori dei marinai che compongono questo equipaggio, infatti state pur sereni che non si tratta certo di un disco semplice, anzi. Il fatto è che qui Giust, Iriondo e Gebbia pur variando le atmosfere vengono fotografati in tre live dove non vanno certo per il sottile, in questo modo decidono di non praticare la soluzione più scontata del free-rock, che per gli ultimi due sarebbe una soluzione semplice, invece vanno molto per il tenue, soprattutto per il tipo di incastri.

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Putiferio – Ateateate (Robotradio, 2008)

Altro gruppo per il quale partivo prevenuto in base al nome e cri**o i**io non è un buon segno! Spero di non arrivare a commentare mai un gruppo in base alle scarpe o alla maglietta (dubito che succeda visto come sono mal vestito), altrimenti vorrebbe dire che pure io sono stato risucchiato dal gorgo dell'indie rocker medio a tutti gli effetti, piuttosto mi faccio tatuare la faccia di Frate Cionfoli sulla panza.

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