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Tag Archives: uochi toki

Ovo – Abisso (Supernatural Cat, 2013)

Nonostante le numeroso uscite discografiche, anche su etichette di nome come Load e l’attuale Supernatural Cat e i palchi calcati ad ogni latitudine, gli Ovo hanno continuato ad essere uno dei segreti meglio custoditi dell’underground: al solito, troppo metallari per i punk, troppo punk per i metallari. Per tutti gli altri, probabilmente troppo e basta. Chissà che Abisso, dal suono rinnovato e arricchito da corposi inserti elettronici, a tutti gli effetti il loro album più accessibile, non permetta di aprire qualche porta. …

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La Morte – S/T (Corpoc/Anemic Dracula, 2012)

Dietro La Morte si celano Giovanni Succi dei Bachi Da Pietra (voce recitante) e Riccardo Gamondi degli Uochi Toki (elettronica e filed recordings), ma ciò non ha molta importanza. Quello che conta davvero è che davanti alla morte ci troveremo tutti, anzi, per certi versi lo siamo da sempre, e prima ci si fanno i conti, meglio è. Intendo con questo, non il morire, ma l’accettarla e, se possibile, imparare a non averne paura. Un disco del genere, intanto, è un buon modo per comincare a chiamarla per nome. Coi suoi tanti nomi. …

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Johnny Mox – We = Trouble (Musica Per Organi Caldi, 2012)

Non assomiglia a nulla della roba che si sente in giro, il nuovo disco di Johnny Mox, che sembra affondare le radici nel substrato più creativo degli anni novanta, dove una salutare confusione faceva convivere hardcore, hip-hop e avanguardia industriale. Affinato il progetto attraverso un’attività live capillare, che ha finito per inglobare anche l’esperienza del defunto progetto Nurse! Nurse! Nurse! di cui era batterista e voce, Johnny si presenta all’appuntamento col secondo disco, capace finalmente di riprodurre l’intensità che abbiamo conosciuto dal vivo. …

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Luther Blissett: il suono sanguigno dell’improvvisazione

Luther Blissett. Da Bologna. Due dischi all’attivo. Il perché di questa intervista sta tutto nel ricordo di un concerto, risalente a qualche anno fa, dove fecero fuoco e fiamme sul piccolo palco del Tago Mago. Poi i due dischi, uno, il primo, più vicino ad un’estetica jazz core, l’altro, il secondo, più aperto all’impro, dotato di un’anima pesante e scura e parzialmente frutto di cut up sonori selvaggi. Insomma, quello che nel mio immaginario di ascoltatore/consumatore musicale è il classico gruppo che “spacca” di cui, purtroppo, si parla troppo poco.

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