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Tag Archives: radiohead

Music For Eleven Instruments – At The Moonshine Park With An Imaginary Orchestra (Dead Pop, 2016)

Leggiadro indie-pop orchestrale di chiaro respiro europeo, molto gradevole ed accattivante come la maggior parte delle produzioni siciliane indipendenti e non. In questo caso, allargando a fondo la lente di Google Map scopriamo che il progetto di Salvatore Sultano arriva addirittura da Gela, estrema provincia che mai immaginavamo potesse colorare di tinte così vivide e…

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Gli Imperdibili – Vado A Vivere Da Solo (Autoprodotto, 2014)

“Scusa Diego ma a volte mi interrogo sui tuoi gusti”. Forse ha ragione Andrea: ascolto musica di merda. Non mi piacciono i Led Zeppelin, i Beatles mi annoiano e i Guns mi fanno letteralmente cagare, ma poi grido al miracolo se salta fuori una band di scappati di casa come gli Imperdibili. Lo so, stento a crederci persino io, ma non mi va di raccontare palle soltanto per darmi un tono. La musica, dal mio modesto punto di vista, è sempre stata una questione di cuore più che di testa. E se un disco mi piace lo dico e lo scrivo senza problemi. Certo l’EP Vado A Vivere Da Solo (titolo da 10 e lode) – 8 pezzi in 18 minuti (ma soltanto perché la title track ne dura più di 3) – non è certo un capolavoro o un album epocale; belin fin lì ci arrivo persino io. …

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The Letter Yellow – Walking Down The Streets (Autoprodotto, 2013)

E’ una bella cover dove campeggiano cerchi concentrici colorati come lo spettro della luce ad introdurmi nel mondo dei Letter Yellow. Il trio di Brooklyn (del quale un terzo è anche parte dei Live Footage, già recensiti qualche tempo fa) esplora le strade di New York con canzoni che parlano di incontri, aspettative, rush hour, té solitari presi in piccoli café mentre si compie l’immaginario del freddo nelle strade, sguardi incrociati nel camminare veloce verso una destinazione. …

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Delay House – 3 (Stop, 2012)

I Delay House da Rimini propongono col terzo disco la loro interpretazione di suoni in salsa wave tenebrosa con chitarre non amplificate che se va bene ricordano vagamente certi giri dei disciolti Edwood (Ora, Ancora) se va male un’elettronica pop che, se manifesta una certa voglia di sperimentare (rifiuto struttura canzone e dei refrain, strumenti privi di amplificazione, testi in italiano ma fatti da solo una o due parole), non riesce a produrre che un suono piatto (complice anche una ripetitiva drum machine) e acerbo.

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