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AA.VV. – L’Antologia Funk, Dagli Anni 70 Ad Oggi (Cramps, 2010)

Ernesto de Pascale ed il prode Bobby Soul assemblano questa doppia raccolta su Cramps con trentatre tracce per altrettanti artisti: che nomi… ma soprattutto che tracce! Roba da far diventare negri anche Borghezio e Calderoli. E chi sono gli italiani che hanno scelto il groove (come recita il sottotitolo della raccolta)? Area, Napoli Centrale, Eugenio Finardi, Alberto Radius, Pino Daniele, Elio E Le Storie Tese, Loredana Bertè, Patty Pravo, ma anche Al Castellana, Ridillo, Bobby Soul E Les Gastones, per citare anche quelli più di settore ma meno conosciuti.

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Miss Massive Snowflake – Queen’s Headache (Northpole, 2008)

Proprio di recente ho avuto il grande piacere di ascoltarmi in anteprima l'ultimo Rollerball e per l'ennesima volta mi sono domandato come mai dopo tutti questi anni, svariati tour ed una serie di dischi davvero belli siano sempre stati presi sottogamba. Miss Massive Snowflake altri non è che Shane De Leon, un Rollerball storico che si è dato alla carriera solista. Venendo da Portland (oltre a Rollerball dirò solo Jackie O' Motherfucker) il suo disco è intriso di fricchettonate assortite ma nonostante ciò e nonostante l'atmosfera più o meno acida di tutto il cd, direi che si tratti di un disco di canzoni e per di più molto orecchiabili, a tratti strane, ma orecchiabili.

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Liars – Liars (Mute, 2007)

Liquidare questo quarto album dei Liars come il loro album più pop sarebbe fin troppo facile, però essendo questo quarto album dei Liars il loro album più pop, dove pop sta per accessibile, accattivante, melodico, ruffiano, orecchiabile, direi che non c’è altra strada possibile. Quarto album, di cui il terzo per la Mute, e dei tre pubblicati per detta etichetta sicuramente il più Mute oriented di tutti: wave, decadente, accattivante, orecchiabile eccetera. Produzione ai livelli dei Tv On The Radio, con i quali qui e là condivide qualche similitudine, suoni ottimi, rotondi e pieni. Mi piace perché a tratti lo trovo quasi quasi geniale nel suo genere, che poi non so qual è il suo genere in effetti, ma tant'è.

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Il buio ai margini di Drive-In: il ritorno degli ’80s italiani.

"Siamo arrivati così ai tanto vituperati Eighties, per l'inevitabile "revival" dei quali bisognerà forse attendere il giro di boa del millennio".
Così scriveva Federico Guglielmi in un articolo sul "rock italiano" su un inserto speciale di "Rumore" dedicato al crescente mercato delle ristampe in cd: nonostante già all'epoca fosse più o meno una giungla che vedeva già alcuni generi (due esempi non casuali: il garage e il reggae) incontrollabili e impossibili da seguire al 100%, dubito fortemente che lui e gli altri giornalisti coinvolti avessero una vaga idea di cosa sarebbe diventata quella fetta di mercato negli anni successivi…

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