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Tag Archives: pearl jam

Jussipussi – Greatest Tits (Taxi Driver, 2015)

Fila via come uno sparo questo lavoro per l’instancabile (genovese) Taxi Driver. Come uno spritz estivo: un terzo di Pearl Jam, un terzo di sessismo da biker e un terzo di stoner contemporaneo. Produzione curata senza lasciare nulla al caso: sicuramente non siamo sulle coordinate concettuali ed avanguardistiche del nostro amato Sodapop Fizz, ma che importa: d’estate (per citare Trent Reznor) la gente vuole auto veloci, tette grosse e fiamme a volontà. Eccoci qua. …

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7 Training Days – Wires (Autoprodotto, 2013)

Arrivano al secondo album i laziali 7 Training Days e parlare di maturità, quando già lo abbiamo fatto per la prima uscita, ha poco senso: anche se relativamente giovane, il quartetto suona come un gruppo forgiato da anni palchi e di chilometri on the road. Sarà allora più sensato sottolineare la capacità di confermarsi, arricchire il proprio linguaggio senza snaturarsi e al contempo approfondire quanto di buono già ascoltato il precedenza. …

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Mother Of Mud – Fall Guy (Autoprodotto, 2013)

Elegante esordio meneghino dai suoni nettamente early nineties. Per i Mother Of Mud è un po’ come se il mondo si fosse fermato a cavallo tra le due decadi (ottanta/novanta) per questi quattro pezzi arrangiati e prodotti con precisione fuori dal comune. I riferimenti sono tutti americani e ricordano le promesse in parte mantenute dalla Seattle più in voga in quegli anni. Mad Season, Pearl Jam, come anche Soundgarden e qualche frivolezza post-grunge dei migliori Cake. All’interno di queste coordinate la band si muove disinvolta e a proprio agio. …

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Nymphea Mate – Endio (Hertz Brigade, 2011)

“Cambio rotta, cambio stile, scopro l’anno bisestile”. Anno nuovo, vita nuova. A questo giro ho deciso di impegnarmi per sconfiggere la mia idiosincrasia verso chi si presenta come una delle next best thing del pianeta musicale. Ho deciso che non è giusto che io mi accanisca contro chi ha un’autostima bella grossa. Meglio per lui/lei/loro, no? E allora vado a cominciare che qui c’è una band formatasi nel 2005 con all’attivo due Ep e questo album d’esordio (uscito per un’etichetta torinese con a capo Pietro Lesca dei Toe!), che dice di cantare e scrivere perfettamente in inglese e che ha suonato su palchi importanti aprendo a gruppi come gli Afterhours – con cui ho aperto io -, i dEUS e gli I.M.F. dell’ ex Pearl Jam Dave Abbruzzese. Non male, direi.

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