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Tag Archives: notwist

Music For Eleven Instruments – At The Moonshine Park With An Imaginary Orchestra (Dead Pop, 2016)

Leggiadro indie-pop orchestrale di chiaro respiro europeo, molto gradevole ed accattivante come la maggior parte delle produzioni siciliane indipendenti e non. In questo caso, allargando a fondo la lente di Google Map scopriamo che il progetto di Salvatore Sultano arriva addirittura da Gela, estrema provincia che mai immaginavamo potesse colorare di tinte così vivide e…

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The Postal Service – Give Up – Deluxe 10th Anniversary Edition – (Sub Pop, 2013)

Quando metto su Give Up e parte The District Sleeps Alone Tonight non mi rassicura per niente pensare che questo disco dei Postal Service è uscito ormai dieci anni fa. Eppure e così e se sulle pagine di Sodapop torniamo a parlare di questo album “pigliatutto” è proprio la ristampa, due lustri dopo, di una edizione speciale da parte di mamma Sub Pop. Sì, proprio la storica etichetta di Seattle, bandiera del grunge dei tempi d’oro, capace di riconvertirsi, con anche qualche caduta di stile, verso un suono indie più soft e accessibile.

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Harembee – Different Strokes EP (Autoprodotto, 2010)

Il progetto, attivo da diversi anni, è giunto al suo secondo EP. Una ben stringata presentazione danno di loro i cinque italiani che, nella stessa, non fanno segreto di essere stati ispirati da diversi grandi nomi tra i quali compaiono Console, Thom Yorke e Blonde Redhead. Nonostante in cima ai dichiarati riferimenti dei nostri ci sia la crème storica della scena indie-tronica tedesca – Lali Puna e Notwist per intenderci – che, ovviamente, vengono trasudati dal suono che contraddistingue la band, trovo che lo stile con cui sono arrangiati i pochi (purtroppo) pezzi sia decisamente affascinante.

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Replace The Battery – Daily Birthday (In The Bottle, 2010)

Non male, l’esordio di questo quintetto padovano che risponde al nome di Repalce the Battery. Però. Citano Explosion In The Sky e Mogwai tra le influenze, e questo è immediatamente avvertibile, ma anche Hood e vari grandi stranoti gruppi shoegaze, e questo mi conduce ahinoi e ahivoi ad una breve riflessione ugualmente indirizzabile a parecchi altri gruppi italiani, sempre derivativi (niente di male!) ma raramente incisivi (male, perbacco!). In particolare, proprio il paragone col gruppo di Leeds, tanto “povero” quanto unico, dovrebbe ricordarci come questa sia musica che necessita di una precisa scelta (o attitudine) estetica nei suoni, prima ancora che nella costruzione dei pezzi o negli arrangiamenti. …

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