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Luther Blissett: il suono sanguigno dell’improvvisazione

Luther Blissett. Da Bologna. Due dischi all’attivo. Il perché di questa intervista sta tutto nel ricordo di un concerto, risalente a qualche anno fa, dove fecero fuoco e fiamme sul piccolo palco del Tago Mago. Poi i due dischi, uno, il primo, più vicino ad un’estetica jazz core, l’altro, il secondo, più aperto all’impro, dotato di un’anima pesante e scura e parzialmente frutto di cut up sonori selvaggi. Insomma, quello che nel mio immaginario di ascoltatore/consumatore musicale è il classico gruppo che “spacca” di cui, purtroppo, si parla troppo poco.

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All Leather – When I Grow Up, I Wanna Fuck Like A Girl (Dimmak, 2010)

L'ironia ed il cattivo gusto ricordano qualcuno?…che poi sarà così ironico essendo Justin Locust gay? E il fatto che lo sia cambia qualcosa? Anche voi PRESUNTI etero che non avrete (avremo, mi ci metto pure io per par condicio) mai il coraggio di esplicitare a voi stessi il fatto che più che amarle le donne, le invidiate (invidi-amo) e/o le temiate… beh anche per loro (noi?… Oi?!) l'idea di "scopare come una ragazza" come esplicitato nel titolo, non è seducente? forse lo è più che crescere, tanto da fare del titolo stesso una contraddizione in termini… non avete capito un cazzo di quello che voglio dire… vero?!? Se comunque, fin dalle prime battute di questa recensione demente state pensando ai Locust, la risposta è esatta e non è un caso infatti alla voce c'è proprio Justin Pearson (che fra gli altri è ex-Some Girls, Swing Kids, etc).

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Noise Fall – Demo 2009 (Autoprodotto, 2009)

Non so se i Noise Fall vorrebbero ricordare più gli Screaming Trees, i Mudhoney o gli Alice In Chains, ma tant’è, l’area di riferimento è quella, il grunge, Seattle, eccetera. Buona la voce, anzi buonissima, cruda, completamente calata nella parte, un po’ meno i suoni delle chitarre, a tratti troppo gonfie e fredde per i miei gusti, che tendenzialmente sono portato ad apprezzare suoni più essenziali e asciutti quando si tratta di sei corde, chissà, con meno gain nel Boss Metal Zone sarebbero suonate più efficaci, certo è che anche l’uso del pinch negli assoli non mi mette di buonumore, Slash era si il mio chitarrista preferito, ma questo succedeva nel biennio 1988/89.

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Person L – The Positives (Arctic Rodeo, 2009)

L'instancabile etichetta di Amburgo anche questa volta non manca il colpo, anzi espandendo le vedute e il carattere del proprio rooster. I Personal L di Filadelfia sono un power quintetto dal doppio drum kit che si destreggia in un rock a 360° dal decollo misurato e dalle pose introspettive tra Mogwai e Karate. Ma già dal quarto e quinto pezzo (Goodness Gracious, New Sensation) esplode in un rock‘n'roll sound degno dei primi Wolfmother. Certo, l'esplicito plagio di Thom Yorke nella successiva Stay Calm porta qualche dubbio e fa vacillare lo spirito della band capitanata da Kenneth Vasoli (The Starting Line). …

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