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Tag Archives: microphones

The Lavender Flu – Heavy Air (Holy Mountain, 2016)

Mentre i mitici Sic Alps ci hanno lasciato da un po’ di tempo a bocca asciutta, a compensare la perdita è uscito in sordina questo doppio LP raccolta di 30 canzoni che recuperiamo in zona cesarini perchè di valore assoluto, non solo per chi scrive: su Heavy Air ci è  impazzito pure il boss della…

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Le Ton Mité – Version D’Un Ouvrage Traduit (Music A’ La Coque, 2014)

Originario di Olympia, Washington e folgorato dalla Francia, McCloud Zicmuse ha deciso un bel giorno di maggio del 2006 guardando il cielo di Bordeaux di non fare più ritorno a casa. Invece che una nuova puntata di “Chi l’ha visto?” è nata da questa decisione una collezione di tracce vecchie e più recenti cantate in un francese, a detta dello stesso autore, approssimativo e racchiuse sotto la sigla Le Ton Milté. Se approssimativa è la lingua, pure le 26 mini songs qui raccolte danno questa impressione: piccoli quadretti dai toni soft e naïf registrati nei modi più disparati e casalinghi dopo il 2006 e accompagnati da una esitante e minimale orchestrina.

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Mount Eerie – Clear Moon (P.W. Elverum & Sun, 2012)

Immaginare il chiaro di luna nel cielo scuro e impenetrabile. Phil Elvrum ritorna sempre in un modo apparentemente confidenziale, con la voglia consueta di sussurare nelle orecchie dell’ascoltatore. E la cosa strana è che il suo procedere minimalista ha un approccio “cosmico” (magari anche influenzato dalla musica cosmica di matrice tedesca di cui Elvrum sembra sia fan sfegatato). In Clear Moon appare più che mai questa contrapposizione rassegnata e disperata Uomo/Natura. …

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Picore – Assyrian Vertigo (Jarring Effects, 2012)

Concettuale e ostico, il sestetto francese Picore si immerge con l’album Assyrian Vertigo in una sorta di delirio in musica che dipinge tra storia e fantasia le gesta e le imprese del feroce popolo degli Assiri, assetato di conquista e famoso per non lasciare nulla di vivo dopo il suo passaggio. Il suono è frutto di continui ripensamenti (c’è voluto un lustro perchè la band fosse finalmente entusiasta del risultato): destrutturato, finito e rifinito, un disco strumentale che rifugge dai facili riferimenti per assumere un’identità tutta sua. L’iniziale Ziggurat può portare subito alla mente gli Shellac in preda ad un delirio tribale, mentre le corde rimangono sempre tirate e pronte a spezzarsi, mentre la successiva Meure Menace si lascia andare una una psichedelia dai connotati trip hop. …

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