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Tag Archives: kate bush

The Gitarren Der Liebe – Nietzsche In Love (Pumpkin, 2015)

A scanso di equivoci maliziosi non credo il nome dalla band  si riferisca all’organo sessuale femminile quanto piuttosto ad un vecchio film musicale tedesco di Werner Jacobs degli anni 50. Il gruppo austriaco (di Graz) è dotato di una certa precisione senza però la voglia di prendersi troppo sul serio. Mi ha fatto sorridere infatti…

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Punk ‘n’ Rai (seconda parte)

Chi tra i lettori di Sodapop passa i quarant’anni potrebbe ricordare un servizio andato in onda nel novembre del 1979 sulla breve epopea dei Sex Pistols conclusa con la morte di Sid Vicious. La firma è di Michel Pergolani, giornalista, attore e autore allora residente a Londra. In cinque minuti spaccati di immagini di repertorio, la voce di Pergolani bignamizza Rotten e soci: gli esordi, il concerto sul Tamigi, la band in Brasile con il criminale Ronnie Biggs, la morte di Nancy Spungen e quella di Sid Vicious. Al pubblico del primo pomeriggio si riserva un linguaggio piano e sintetico, con qualche caduta di stile (“gli inizi caratterizzati da risse e stravaganze sadomasochiste…”), ma tutto sommato accettabile se analizzato a posteriori. …

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Aedi – Ha Ta Ka Pa (Gusstaff, 2013)

Secondo lavoro fresco di stampa per i connazionali Aedi (forse plurale di Aedo? sapete…i cantanti-compositori greci…). Maceratesi di origine, con qualche parentela brooklyniana o almeno bristoliana per quel che mi riguarda, la (autodefinitasi) punk band percorre sentieri che paiono più spirituali ed eterei – Prayer Of Wind -, battuti, in primis, da una voce notevolmente bella ed incisiva che appartiene a Celeste Carboni (che nel disco si occupa, tra l’altro, di piano, clarinetto e farfisa…chapeau!) e guida il resto della musica che forma Ha Ta Ka Pa come se fosse una sorta di pifferaio magico. …

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Teletextile – Glass (Lili Is Pi, 2011)

Uh. Indie pop un pò elettronico con una gran bella voce femminile oltre a Psapp? Benvenga, porca la miseria!
Come il vetro, a cui è intitolato l'album – Glass -, la musica del trio newyorkese a cui fa capo Pamela Martinez, l'anima e il cuore del progetto, è trasparente. Nel senso che in modo diretto e senza troppi preamboli arriva al punto questa ragazza originaria del Texas ed ora operante a Detroit, che interpreta testi ispirati a quel grand'uomo di Robert Frost e li musica con arpa (sì. Arpa. E vedere sul web come la suona è uno spettacolo), violino, chitarra e tastiere e che sa rendermi emozioni suscitate a suo tempo solo da Tori Amos (che il Signore la protegga sempre!) – I Don't know How To Act Here, The Lark -, la Bjork di HomogenicAmpm Two, di cui segnalo un bel videoclip in passo uno – o dai certi singoli sfornati da Kate Bush che positivamente hanno segnato la mia infanzia.

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