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Tag Archives: karate

Colmorto – Volume 1 (Torto, 2020)

Sublime cavalcata strumentale in perfetto equilibrio tra il colto jazz rock e il post rock più strutturato. La neonata Torto Editions si è concentrata esclusivamente sulla qualità e questo lavoro ne è la prova. Echi di Karate, quanto di Weather Report in un continuo inseguimento tra i tre strumenti rock per antonomasia. La Torto Editions…

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Exit Verse – S/T (Damnably/Ernest Jenning, 2014)

L’inglese Damnably continua a seguire le ormai vecchie glorie degli anni novanta e stavolta, dopo avere fatto uscire il suo disco solista The Wishes Of The Dead un paio di anni fa, torna sul luogo del delitto con la nuova uscita di Geoff Farina; rispetto ad allora però la musica è diversa: a questo giro Geoff mette in piedi gli Exit Verse, più legati ai suoi esordi ma non solo. …

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Geoff Farina – The Wishes Of The Dead (Damnably, 2012)

Ispirato dalla nuova vita rurale presso il fiume Kennebck nel freddo Maine, torna in punta di piedi Geoff Farina (ex Karate e Secret Stars, è appena il caso di scriverlo), con un album a suo nome (personalmente, non ne sentivo da Reverse Eclipse), presso la misconosciuta inglese Damnably. Sempre più ispirato alla tradizione della musica nordamericana, tanto da essere diventato professore di storia musicale presso la DePaul University, tra bluegrass e folk dagli anni venti in poi (questo per me sfata a posteriori la leggenda che vedeva i Karate come esponenti del nascente emocore negli anni novanta), Farina sforna un dischetto acustico corredato dalla solita classe, volutamente sottotono e forse prevedibile. Come un po’ le ultime uscite a nome Glorytellers,  il trio acustico sotto Southern Records.

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Ronin – Fenice (Audioglobe/Tannen, 2012)

Riprende la saga dei Ronin, senza un cambio vero e proprio, ma con un lavorio incessante verso uno stile che teme pochi rivali, specie dopo l’acclamatissimo Lemming. Una sorta di album di Matt Elliott, quello, senza che Matt Elliott canti mai (nemmeno Il Galeone). Il progetto di Bruno Dorella affronta, fiero e romantico, la nuova sfida con un cambio di line up, l’ingresso alla batteria di Paolo Mongardi ( Zeus!), e la consueta giostra di ospitate (fra cui: Enrico Gabrielli dei Calibro 35, Nicola Manzan e lo stesso padre di Bruno, Umberto Dorella, all’organetto nell’unico brano cantato, It Was A Very Good Year). Si apprezzano le stilettate di brani strumentali, in ammollo ben bene dentro Morricone e la cultura mediterranea (Jambiya), che trascendono il semplice post rock/slowcore finendo col creare quell’atmosfera unica, quasi vintage, che ben conoscete se avete già ascoltato un disco dei Ronin. …

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