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Tag Archives: flaming lips

Sufjan Stevens – The Age Of Adz (Asthmatic Kitty, 2010)

Quando meno te lo aspetti, in un anno deludente per l'indierock arriva uno dei dischi migliori da anni: è l'ennesima riprova dell'idea che i bei dischi escono sempre, bisogna solo riuscire a trovarli ed ascoltarli. Inoltre la sorpresa arriva da un disco di Sufjan Stevens che, un po' perso tra acustica melense e dischi strampalati e lunghissimi, in dieci anni di prolifica carriera mai era arrivato così in alto.

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Drink To Me: ovvero, piccolo manuale della sobrietà

Arrivati da poco al secondo disco, Brazil, recensito qualche tempo fa qui sulle pagine virtuali di Sodapop, i piemontesi Drink To Me provano a ripercorrere le tappe del percorso che li ha portati dallo stamparsi i CDr in casa a fare un disco per Unhip, affermata realtà di quella che una volta veniva chiamata "musica alternativa" e oggi (o era ieri?) indie rock.

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Miss Massive Snowflake – Songs About Music (Wallace/North Pole, 2010)

Mr. De Leon qualcuno di voi se lo ricorderà per i Rollerball, come molti di voi sapranno questo è il suo nuovo gruppo e per chi di voi non lo sapesse ancora i Miss Massive Snowflake sono al secondo album. Qualche avvisaglia del nuovo disco l'avevano già data nel 10" split uscito per la serie Phonometak. Dal primo disco il suono del gruppo si è andato raffinando e da quel che ricordo la formazione si è allargata, e fra gli altri vedo in line up un Bill Horist (ottimo chitarrista sperimentale già in forza ai Rollerball, ai grandissimi Master Musicians Of Bukkake ed altri) ed una serie di altri freakketoni che poi ricompaiono nella sconclusionatezza delle foto interne al digipack.

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Drink To Me – Brazil (Unhip, 2010)

Brazil, secondo album del trio eporediese, segna un’evoluzione netta rispetto al precedente Don’t Panic Go Organic. Abbandonate quasi completamente le chitarre, sono i sintetizzatori a padroneggiare: un Crumar DS2 modulato su suoni aggressivi e rotondi e un Micro Korg spesso filtrato da un delay, a creare grooves ipnotici e grassi, sostenuti dagli esuberanti ritmi della batteria e di un basso spesso in irruenti vesti fuzzate, a cui si mischiano gli strambi arrangiamenti elettronici del Tenori-On, un sequencer dall’incomprensibile funzionamento.

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