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Tag Archives: fabio magistrali

X-Mary – Crudité (Wallace, 2014)

Tornano i nostri freak preferiti con il caratteristico twist di filastrocche un po’ weird e un po’ geniali. A dispetto dei detrattori, la demenzialità degli X-Mary è sempre godibile e la band continua a farsi ascoltare e, tutto sommato, amare. …

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Nevroshockingiochi – Scena 2 (Onlyfuckingnoise/Neon Paralleli/HYSM?/Il Verso Del Cinghiale e altre, 2013)

Quando sulla loro pagina avevo letto l’autodefinizione art-rock, instintivamente avevo messo mano alla fondina, non credo si ci sia bisogno di spiegare perchè. Ma poiché ci insegnano che con le armi da fuoco non si scherza, il dovuto ascolto del disco mi suggerisce di non sprecare l’intero caricatore: qualche colpo d’avvertimento dovrebbe essere più che sufficiente. …

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Paolo Cantù: soltanto io, da solo.

Paolo Cantù si è fatto le ossa in seminali gruppi dell’industrial italiano all’inizio degli anni ’80, ha suonato la chitarra nella primissima formazione degli Afterhours, è stato parte di un gruppo fondamentale per la musica sperimentale come A Short Apnea, ha militato in Six Minute War Madness, Uncode Duello, EAReNOW e in un’infinità di altri progetti, di cui ci siamo spesso occupati. Chiusi tutti i precedenti capitoli, quest’anno la sua storia è ripartita con un nuovo nome, Makhno, e un album, registrato in quasi completa solitudine, che è da annoverare fra le cose migliori uscite nel 2012: Silo Thinking è un’opera intensa e complessa, diretta ma non facile da circoscrivere in tutte le sue molteplici diramazioni. Abbiamo voluto saperne di più e, già che c’eravamo, ne abbiamo approfittato per ripercorrere le tappe della sua carriera. …

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Mattia Coletti – The Land (Bloody Sound Fucktory/Town Tone/Wallace, 2011)

Verso l’opera di Mattia Coletti nutro sentimenti contrastanti: ho amato incondizionatamente ogni suo lavoro in duo, dai Polvere (con Xabier Iriondo) a Christa Pfangen (con Andrea Belfi), da 61 Winters Hat (con Fabio Magistrali) a Falling Birds (con Above The Tree), mentre le cose in gruppo (Sedia e Leg Leg) mi hanno sempre colpito poco. Dei lavori solisti ho molto apprezzato il primo, Zeno, meno il troppo lineare seguito, Pantagruele. Questo The Land segna una decisa ripresa. …

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