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Tag Archives: deep end

AA. VV. – Alessandria Post Industrial Area (Inverno/Creative Fields, 2017)

Torniamo in contatto con la Inverno records di Guido Bisagni aka Larva 108 con questa raccolta di musica ambient/industrial tutta proveniente da Alessandria: la apparentemente quieta provincia italiana ancora una volta ci dà soddisfazione mostrandoci il suo lato meno noto; il formato scelto, oltre al digitale su Bandcamp, è ovviamente la cassetta, scelta adatta ai…

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Fratto9 Under The Sky: free your mind and play as loud as you can

I due motti scritti qui sopra campeggiano sul nuovo sito della Fratto9 Under The Sky, etichetta a cui dedichiamo questo articolo: credo che rappresentino due delle sue caratteristiche principali, l’atteggiamento davvero aperto nei confronti di tutta la musica e una innegabile anima rock che al di là dei generi suonati fa spesso e volentieri capolino. Oltre a dare una descrizione delle uscite, ho anche fatto due chiacchere con Gianmaria Aprile, in modo da entrare meglio nell’atmosfera di quest’etichetta allergica a scene piuttosto che a mode, più che altro concentrata nel fare uscire fuori musica interessante e spesso poco allineata ai vari canoni del momento.

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Ur – Triadic Memories (Afe, 2005)

Edizione limitatissima per questo nuovo progetto di Federico Esposito (già Den LXV e Heartside) che, come suo costume, ancora una volta esplora gli abissi della percezione con un lavoro difficile, ma non certo criptico, suddiviso in tre lunghi movimenti. Autentici viaggi ambientali che, in rigor dogmatico, destrutturano completamente il concetto di canzone, accostandolo semmai, con minimo sforzo immaginativo, a certe introspezioni di Einsturzende Neubauten del periodo Halber Mensch /Armenia oppure alle collaborazioni di David Sylvian e Holger Czukay come Flux + Mutability. …

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Polaris – s/t (Gringo, 2006)

Siamo degli ignoranti. Sappiamo tutto e rimaniamo degli ignoranti. Per qualche strana ragione qui da noi siamo obbligati a conoscere qualunque uscita, qualunque gruppo, qualunque side project. Per anni abbiamo vissuto conoscendo la strada che porta da Louisville a Chicago, tutti i sobborghi e le scuole d'arte, meglio quasi di chi ci abitava. Sapevamo a quali campanelli suonare, a chi chiedere, dove trovare la famiglia Kinsella piuttosto che i luoghi dove Grubbs aveva passato la sua adolescenza. E guai a non saperlo.

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