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K11 + Raskol’Nikov + Rotorvator – 29/10/11 Superfluo (Padova)

Un nuovo luogo di ritrovo, nella Padova da quest’anno orfana dell’ottimo Unwound. In realtà Superfluo non è propriamente un locale, bensì spazi sempre diversi che vengono temporaneamente utilizzati per esposizione e iniziative artistiche, all’insegna della commistione fra le varie forme d’espressione (per saperne di più, leggete qui). Questa sera Superfluo si incarna al piano terra del Central Park, un parcheggio a silos a poca distanza dalla stazione, con un programma prevalentemente musicale, che sconfina nella videoarte.

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Grey History – All Dead Stars (Radical Matters, 2010)

E' ritornato Gianluca Becuzzi e si vede, infatti nel giro di poco tempo il toscano si è sparato uno split cd con un francese, una ristampa di vecchi materiali su Silentes, un reworking dei Limbo e qora uesto secondo capitolo rumoroso su Radical Matters, a nome Grey History. Troppa prolificità non giova, ma nel caso di Becuzzi evidentemente la regola non vale dato che fatta eccezione per le sue collaborazioni con Fabio Orsi (che comunque anche questa volta si trova coinvolto in prima persona), alcuni dei suoi dischi che preferisco sono proprio quelli dell'ultimo periodo.

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Monosonik – Mechanical Fluxus (Ticonzero, 2011)

Ero già rimasto favorevolmente colpito dall'esordio di questo gruppo che coinvolge un ex Templebeat e TH26 (una collaborazione con Maurizio Bianchi all'attivo). Credo vengano da Cagliari e da Treviso e a dispetto dei preconcetti sull'isola o sull'intera penisola fanno un suono che sicuramente non vive nel passato ma che si trova ben piantato nel presente della musica elettronica. Intelligent Dance Music? Più o meno, comunque pur trattandosi di un disco con una serie di tracce composte dal gruppo e da una serie di remix, l'idea omogenea di un lavoro ritmico, molto notturno e quasi ballabile resta.

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MDF – Horvs (Farmacia901/MidiD’unFaune, 2010)

Insieme alla splendida uscita di Kaeba, Farmacia901 insieme a MidiD'unFaune licenzia questo disco degli MDF che esce con grafica corredata di blocchetto di legno serigrafato in bustina. Bizzarria o no della grafica, si tratta comunque di un materiale e di una serie di immagini molto affini al disco, in un certo modo mi ricorda il monolite in legno raffigurato sulla copertina del disco Kaspar Brotzmann/Page Hamilton. In questo caso però non si tratta di pesantezza come massa sonora, Horvs più che altro sembra sospeso fra installazione digitale e musique concrète, da una parte una serie di frequenze e di suoni digitali taglienti che quando vanno in affondo sembrano delle vere e proprie coltellate, dall'altro certi suoni simil concreti sembrano riportare ad una dimensione real time, estemporanea: oggetti e ambiente sonoro che prendono vita.

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