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Tag Archives: clock dva

Alessandro Ludovico – 25 Minus Habens eXperYenZ (Minus Habens/Edizioni Pool/Puglia Sounds, 2013)

Venticinque anni sono un bel traguardo per una label indipendente delle nostre parti, sebbene l’etichetta di italianità sia certamente restrittiva per una realtà come la Minus Habens, radicata in quel di Bari ma con la mente da sempre sintonizzata con le tendenze più attuali del panorama internazionale. A dirla tutta è restrittiva anche la definizione di label discografica, visti gli ambiti frequentati dalla creatura di Ivan Iusco, ambiti che vengono tutti affrontati in questo libro di ben 224 pagine curato da Alessandro Ludovico, direttore della rivista Neural. …

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Deflore – 2 Degrees Of Separation (Subsound, 2010)

Interessante calcio all'indietro verso le cupe, ma turgide sonorità power dark dei primi anni novanta che portarono (allora) alla ribalta un sottobosco europeo desideroso tanto di ereditare l'urgenza rock di Sister Of Mercy quanto le elucubrazioni di Clock Dva e Nitzer Ebb. Di fatto, il filone power EBM non si è mai assottiliato e proprio dagli annali sopracitati (KK Record, Klinik, Numb ecc) ha mantenuto una ricca e sfaccettata identità fino ad oggi. Proprio per la libertà di interpretazione e la capacità di aderire ad una scena rispetto ad un'altra è davvero difficile avere un prospetto completo delle realtà più interessanti del panorama odierno. …

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Noise Trade Company – Crash Test One (N-Label, 2008)

Gianluca Becuzzi non è esattamente l'ultimo arrivato (rileggersi a questo proposito l'intervista pubblicata su Sodapop ormai più di un anno fa) ed ha una lunga storia alle spalle. Noise Trade Company è il nome col quale inaugura questo nuovo progetto che lo vede protagonista in compagnia di Chiara Migliorini e che si avvale del contributo, in alcuni brani, di Paolo Cillerai e Fabio Orsi alle chitarre, quest'ultimo già sodale di Becuzzi in ambiti completamente diversi, e Valerio Cosi al sax. Non conosco la storia di questo disco, che definire citazionista (oltre che autocitazionista) è poco, e cosa può aver spinto Becuzzi a registrarlo, forse la necessità di tornare a confrontarsi col formato canzone, seppur in modo deviato, in ogni caso è sufficientemente divertente e ben fatto per far si che l'ascoltatore non si faccia troppe domande. …

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Il buio ai margini di Drive-In: il ritorno degli ’80s italiani.

"Siamo arrivati così ai tanto vituperati Eighties, per l'inevitabile "revival" dei quali bisognerà forse attendere il giro di boa del millennio".
Così scriveva Federico Guglielmi in un articolo sul "rock italiano" su un inserto speciale di "Rumore" dedicato al crescente mercato delle ristampe in cd: nonostante già all'epoca fosse più o meno una giungla che vedeva già alcuni generi (due esempi non casuali: il garage e il reggae) incontrollabili e impossibili da seguire al 100%, dubito fortemente che lui e gli altri giornalisti coinvolti avessero una vaga idea di cosa sarebbe diventata quella fetta di mercato negli anni successivi…

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