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Tag Archives: barbara de dominicis

Ulna – Ligment (Karlrecords, 2013)

Torna il duo degli Ulna al suo secondo disco sempre sulla tedesca Karlrecords: con grafiche e titolo Andrea Ferraris (ultimamente attivo con Luminance Ratio e Airchamber3) e Valerio Zucca Paul (Abstract Q, 3eem) continuano a riferirsi all’ortopedia, tra ossa e radiografie: questo nuovo capitolo è in effetti una continuazione dell’esordio e in tre quarti d’ora rimarca bene quelle che sono le qualità del gruppo. …

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AIPS Collective – Postcards From Italy (Oak, 2013)

L’Archivio Italiano dei Paesaggi Sonori è un collettivo di musicisti il cui intento è quello di promuovere la cultura del paesaggio sonoro, inteso come bene culturale immateriale e in continuo mutamento. L’AIPS –cito dal manifesto- studia il “cambiamento” negativo o positivo che sia, perchè vi è senza dubbio un innato valore antropologico e dunque ridefinisce l’estetica del paesaggio sonoro ‘conservandolo’, archiviandolo in contemporanei archivi digitali ed elaborandone i risultati in chiave artistica, scientifica, contemporanea. …

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Barbara De Dominicis: lady sings the blues, ma non solo

Ho conosciuto Barbara De Dominicis grazie ad Anti-Gone, il suo debutto in solo, un lavoro a-melodico ma al tempo stesso molto eterogeneo, e col passare del tempo mi sono reso conto che a differenza di molte “cantanti al femminile” Barbara era molto interessata alla musica ad ampio respiro, alla sperimentazione e a musiche non propriamente easy. Il suo stile vocale e le sue capacità farebbero la gioia di molti progetti pop, ciò è per altro dimostrato dal lavoro in coppia con Julia Kent con la quale non disdegnano delle tracce fortemente filmiche (non a caso credo che la parte più interessante del lavoro sia quella corredata dallo splendido documentario di Davide Lonardi), ma al tempo stesso sembrano volersi concentrare su strutture non propriamente semplici. …

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Parallel 41 – Parallel 41/Faraway Close (Baskaru, 2012)

Parallel 41 sono Julia Kent (violoncello) e Barbara De Dominicis (voce ed effetti). New York e Napoli. Due città così distanti, unite alla stessa latitudine, dal 41mo parallelo, una linea immaginaria che congiunge due esperienze, fatte di sessioni di registrazione, molto spesso legate al contesto e poco disposte e rimanere chiuse nel formato del disco: sonorità umorali, estemporanee, a volte inquietanti, spesso  prese in ambienti  aperti, inospitali, che cercano di catturare, tramite fields recordings, loops, violoncello e idrofoni un’esperienza visiva/emotiva durata l’arco di dodici mesi (tra il 2009 e il 2010). L’ennesima esibizione che mi sono perso l’anno scorso all’arci Casbah a Pegognaga, ma sorvoliamo. Un approccio molto difficile quanto ambizioso, tanto studiato nei dettagli nella post produzione, quanto lasciato all’improvvisazione delle sensazioni durante il tragitto, fra location o spazi suggestivi come stabilimenti abbandonati, gallerie di montagna, vecchi casolari e la fortezza di Forte Marghera. Questa interazione di luoghi scardina, o cerca di scardinare, dicevamo, il concetto di album proiettandosi sempre sull’ambiente, sullo sguardo.

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