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Swilson – Demonology (Cheap Satanism, 2011)

Cattivo. Brutto e Sporco non so, però secondo me il giro è quello e i suoni delle chitarre quasi garage sono lì a dimostrarlo. Riffs acidi e tirati da un basso che più basso non si può a far da tappeto. Swilson, progetto one man band, non è male davvero, non si riesce a capire da quando è in attività, ma c’è una vocina nella mia testa che continua a dirmi che, tipo Doctor Who, questo tizio ha qualche congegno che viaggia nel tempo e che, in realtà, arriva direttamente dall’Inghilterra glam degli anni settanta. O, a seconda dei pezzi, da quando la prima ondata Psychobilly ha messo radici nella storia della musica. Probabilmente ho dei tratti schizofrenici che iniziano a farsi importanti, ma è anche vero che tra Marc BolanElectric Aborigine – e Iggy PopWhite Witch Black Witch – qualcuno ai tempi avrebbe patito della bravura di questo qua.
Demonology ha anche diversi momenti di neo folk – Plastic Flower Melting Sun, Rats With Wings– à la Violent Femmes di cui anche Jack White sarebbe fierissimo. Poco più di un Ep, un album scarso in lunghezza, le sette tracce che formano il lavoro edito da Cheap Satanism Records – etichetta belga dai chiari intenti filosofico-teoretici – danno corpo a un lavoro che si fa ascoltare molto facilmente. E che, senza troppe pretese, è responsabile del mio buonumore di oggi. Non è facilissimo reperire informazioni su Swilson: con difficoltà sono riuscita a capire che è originario del New Jersey, proprio dove i Misfits hanno iniziato (così tiene a dire, anche se, pensavo, anche i Bon Jovi vengono da lì per cui non è che sia proprio una garanzia geografica di musica eccezionale, no? ok. chiedo scusa ai fans di Bon Jovi. Forse). Fine. Non si reperiscono altre diavolo di informazioni se non che si annuncia come seguace di chi, da bravo classico rocker, ha venduto l’anima al sopracitato in cambio del successo. Stronzate a parte – ommioddio. Si potrà dire ‘stronzate’ su Sodapop? facciamo di sì – alzerei un cartello di Ben fatto agli Swilson e concluderei non prima di fare un plauso all’ottimo design della copertina curato da The Social Building. Ben fatto pure a loro, dai.

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