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Squarcicatrici – s/t (Wallace-Burp-etc, 2009)

Ecco il ritorno di Jacopo Andreini, non che se ne fosse mai andato in verità, infatti ha sempre continuato a battere le pelli per L'Enfance Rouge, a suonare con i Jelousy Party ed a collaborare a diverso titolo con altri, ma che questo progetto lo coinvolga in modo molto diretto sotto diverso punti di vista lo si intuisce da parecchi particolari. Innanzitutto il fatto ovvio che nonostante le diverse line-up ed il gran numeri di gente coinvolta in questo disco dietro al banco del mixer siedono solo lui ed Andrea Caprara (e fanno davvero un ottimo lavoro), ma se avete avuto modo di seguire alcuni suoi progetti durante questi anni vi sarete anche fatti due idee sui gusti variegati del toscano e potete stare tranquilli che questa specie di gruppo etno-jazz-folk-balcan-patchanca-etc. è un gelato "tutti-frutti" come piace proprio a lui.
Si passa agilmente dal jazz sinuoso e free di tracce come Mbizo e Garota al folk crossover di molti gruppi francesi come in Izgubljen sambetta, dal cameristico chinese-western-folk di Afrocina al quasi rock sinfonico di Gorecky. Suono a predominanza acustica che si incorpora per lo più in contrabbasso più batteria/percussioni e su cui si muovono sax, fisarmonica, piano e soprattutto le voci, l'ultimo particolare non deve stupire dato che bene o male per la maggioranza dei pezzi si può ormai parlare di vere e proprie canzoni. Anzi, filosoficamente ed anche a livello di suono accosterei il lavoro a cose come i Negersse Vertes, l'ultima Banda Ionica, i Mano Negra, Manu Chao, Bregovich, Capossela e tutta una riga di gruppi delimitati da questi ipotetici (ed intracciabili) confini, però il tutto virato con un gusto ed un'estetica molto Andreini-ana. Un disco caldo a partire dalla superficie scrostata che compare in copertina, per arrivare alla produzione ed al suono, per quanto riguarda questo ambito di "etno-fusion globale", se proprio così la vogliamo definire, si tratta senza ombra di dubbio del miglior lavoro che coinvolge il toscano ed alcuni dei suoi soci. Gli Squarcicatrici sono cotti al punto giusto, quel tanto che basta difficili per non poter avere il successo dell'Orchestra di Piazza Vittorio, quel tanto che basta melodici per non piacere agli alternativi free-jazzy da circuito underground e quel tanto che basta storti, rock e demodé da non piacere agli intellettuali della musica etnica e di radice popolare da salotto colto (quelli che "anche io ho il mito del buon selvaggio come Levi Strauss e Godard").

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