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So.lo – Galvanica (Thingstoburn, 2011)

In Veneto, lo notavo durante le ultime trasferte, gran parte di quelli che girano per concerti suonano. O producono dischi. O fanno entrambe le cose. Se suonano, lo fanno probabilmente in più di un gruppo, come nel caso di Elvis Marangon addetto all'elettronica negli ambient-dronici Big Numbers e chitarrista/cantante nei So.lo, duo formato con la batterista Ilenia Conte.
La confezione, una busta di tessuto serigrafato chiuso da una cerniera, che contiene la sleeve del CD, serigrafata anch'essa, richiama subito alla mente gli originali package che proprio in quell'area furoreggiavano a metà '90, come il demo dei Bluid avvolto nel Tetra Pak dei succhi di frutta o quello degli Antisgammo rivestito in tessuto scozzese. Similimente anche il suono ha in quell'epoca e in quel substrato culturale le proprie radici, imparentabile, vuoi anche per l'identica formazione, agli odierni e conterranei Kelvin, ma con meno storture alla Skin Graft e maggior attenzione alla linea melodica. Parrebbe di sentire certo post-hardcore che virava le sue durezze verso architetture più rock, senza tradire le proprie radici, come poteva essere quello degli Into Another, ma qui il discorso è al contempo più semplice e più complicato, perché se l'esiguità dell'organico evidenzia le strutture melodiche, la stessa porta a una ruvidità di suono che impedisce di sfociare in territori più fruibili. Sono insomma bei pezzi post-hardcore sotto arrangiati (passatemi il termine) che ci presentano una specie di versione alternativa di quei '90. Nulla di epocale, d'accordo, ma un diversivo davvero gustoso.

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