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Slagr – Dirr (Hubro, 2018)

Settimo disco nella discografia degli Slagr, Dirr è opera di questo trio norvegese che si muove lungo coordinate di minimalismo contemporaneo miscelato in modo efficace con accenni folk e un gusto molto moderno per il drone. Il risultato non è molto distante da certa musica elettronica ambientale e il fatto che gli strumenti usati siano il violoncello, il vibrafono, una variante norvegese del violino detta di Hardanger e l’armonica a bicchieri è molto interessante: d’altronde stiamo parlando di un disco fatto di vuoti, dove le melodie struggenti sono accompagnate da stridii e suoni che fanno pensare al field recordings e in cui è presente in modo distinto l’uso della ripetizione. Pur essendo un disco che richiama molto il fatto di essere noredeuropeo, Dirr riesce a superare il senso di cliché o appartenenza “stretta” ad un luogo, grazie alla sue grandi qualità: unire Morton Feldman alla tradizione norvegese e risultare originali fornendo addirittura spunti per combinare generi apparentemente distanti non è un risultato da poco; se poi contiamo che le atmosfere e le melodie sono cristalline, tutto è calibrato e con una resa sonora perfetta, ne esce fuori un disco magistrale.

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