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Sincope records: mamma mia quanto rumore!

Nei primi due anni di vita Sincope ha prodotto un buon numero di uscite, dedicandosi in primis alla musica che va a braccetto col rumore e variando quel che basta il ventaglio dei suoni trattati per non restare chiusa in un genere solo; il tutto restando aderente ad un certo circuito ultra indipendente che sopravvive senza problemi all’era digitale, alla crisi del disco e a quasi tutto il resto. Facciamo due chiacchere con Massimo che porta avanti l’etichetta e poi parliamo dei dischi pubblicati finora.

SODAPOP: Massimo, come molti parti dal punk/hardcore per passare al noise, cosa pensi di questo percorso? secondo te, in generale e anche nel tuo caso, dove potrebbe portare?
MASSIMO: In realtà non sono passato da una cosa all’altra. Ho portato sempre avanti le due cose musicalmente parlando. Certo sono partito dall’hardcore punk da giovanissimo e sono arrivato anche al noise da più grandicello, direi così. Una cosa si è aggiunta all’altra ma ho continuato sia a produrre o copro durre dischi punk hardcore che dischi noise. Così come negli ultimi anni ho suonato noise drone nei Compoundead e punk nei Tronco.
Il noise in parte ripropone quello che era l’hardcore dei Wretched o la poesia dei Kina. Un’esperienza altra e nuova, scombussolante e riflessiva, e dove anche i silenzi e i suoni minimi a volte hanno lo stesso impatto di “spero venga la guerra”.
A livello concettuale non c’è differenza per me tra le due cose. Tanti dischi e tante persone mi hanno insegnato che l’hardcore punk è prima di tutto un’attitudine e un modo di rapportarsi alla realtà, non è solamente una pratica finalizzata a una singola forma di espressione, che dovrebbe essere sempre in qualche modo libera e scevra da riferimenti puramente di genere musicale.
Come percorso lo vedo un normale proseguimento o una nuova possibile declinazione del punk hardcore per quanto mi riguarda e so che per diverse persone a cui ti riferisci è semplicemente così. Con la sperimentazione si lavora sul rinnovamento del linguaggio e sulla rimanipolazione di alcuni concetti “antichi” commistionandoli con nuovi modi di percepire il presente. Aggiunge alla gamma degli strumenti creativi nuove o altre possibilità e in un certo senso spinge il discorso sempre più verso linguaggi incompromissori. Può essere un mezzo per leggere criticamente il presente in modo più appropriato ed immediato e questo porterà sempre più persone verso la manipolazione del rumore.
Senza dimenticare che c’è sempre stata nella sperimentazione una visione politica e critica. Il punk hardcore e il noise sono due mondi che comunicheranno sempre di più in futuro al di là del suono finale.
Soprattutto però spero che tutto questo porti a far “continuare lo spirito”.

compoundeadliveSODAPOP: A proposito di continuazioni… Sincope è la logica prosecuzione delle cose che hai fatto prima, come la fanzine Mammamiaquantosangue e l’etichetta Mastro Titta Produzioni. E’ cambiato qualcosa rispetto al passato? E, cosa cruciale per me nella gestione di una etichetta, quanto bilanci/riesci a bilanciare cuore e cervello?
MASSIMO: Sincope è decisamente una prosecuzione di Mastro Titta Produzioni. Ad un certo punto ho avuto la voglia di fare meno coproduzioni allargatissime e di dire la mia in modo più deciso e con una logica più ferrea. MTP era in un certo senso appassionatissima ma confusionale per molti versi, però mi ha aiutato a capire molte cose e a mettere sempre più a fuoco quello che volevo esprimere e come. E’ stata un’esperienza spettacolare però ad un certo punto ho avuto l’esigenza di fare le cose con più precisione e con un punto di vista che mi rispecchiasse ancora di più. Per questo è nata Sincope, per dare maggiore sfogo alla mia visione, per esprimere quei concetti che ho sempre portato con me dal punk e dall’hardcore in modo ancora più trasversale e per forza di cose con più maturità avendo oramai qualche anno in più. E poi sia MTP che sincope devono la loro vita decisamente a Mammamiaquantosangue. Mi sono sempre divertito molto a scrivere e una volta mi sembrava che le riviste o i siti dessero molto poco spazio a discorsi che trovavo innovativi e molto interessanti. Non capivo. Allora ho fatto una fanzine che cercasse di parlare a modo suo di queste cose, che avesse un taglio un po’ più trasversale di una fanzine solamente hardcore e politica, ma che avesse lo stesso impegno concettuale e politico, che si occupasse di generi o scritture non solamente hardcore, dove potevano trovare spazio quei discorsi più obliqui che spesso esprimevano il punk in modo più devastante di tante altre cose comunemente definite punk. E poi MMQS era un mezzo con cui poter dare sfogo anche a un lato ironico che forse a volte mancava in questo tipo di cose. Comunque ho sempre cercato il punk non in modo tradizionale, badando sempre più allo spirito che al suono. Per dirla tutta sono anni che provo a fare un nuovo numero e ci sto lavorando.
Direi che in tutte queste cose come in Sincope c’è molto cuore, tanto, forse anche troppo. Senza il cuore il cervello dice che non conviene, che è una faticaccia assurda e chi te lo fa fare. Ma essendo un ragazzo romantico e un inguaribile idealista devo farlo, almeno fino a che ce la faccio e ovviamente fino a che mi divertirò come mi diverto ora. Diciamo che il cervello ogni tanto mi aiuta a non fare più di quello che posso permettermi. Il cuore farebbe di tutto!

truculentboySODAPOP: Il cuore ti ha portato a fare tante collaborazioni anche fuori dall’Italia: cosa pensi da dentro del circuito musicale in cui ti muovi e quali differenze vedi con quello estero? I collegamenti con l’esterno non sono forse il sale di una etichetta?
MASSIMO: Prima di tutto devo dire una cosa, non sono essenzialmente un esterofilo e non sono alla ricerca del gruppo fico internazionale. La verità è che mi sto togliendo diverse soddisfazioni collaborando con persone che hanno un suono che mi piace molto. Però facendo sperimentazione è quasi automatico avere a che fare con l’estero.
Da quanto posso percepire dalla mia parziale impressione è che la situazione sia molto rilassata e aperta che in Italia. Logicamente ho molta più esperienza della scena nostrana vivendola quotidianamente e con più contatti diretti che con l’estero. In Italia ci sono tante breve persone con cui ho il piacere e l’onore di collaborare, e per cui ho una sincera stima, però mi è capitato di incontrare anche gente che più che cercare collaborazione e condivisione cerca contatti per arrivare non ho capito ancora dove. L’ansia di successo ha cambiato molte cose in questo paese. Non credo solo in questo paese, ma vivendo qui mi rendo conto che a volte si sono persi un po’ per strada alcuni concetti che dovrebbero stare sempre alla base di una produzione culturale di questo tipo.
Certo le cose con gli anni sono cambiate e non credo che restare su posizioni dogmatiche fine a sé stesse abbia senso. Però nemmeno dimenticarsi tutto ha senso allo stesso modo. Per me suonare o fare un disco non è un argomento per vantarsi al bar, a meno che non ci siano diverse gnocche nei paraggi (non sono sessista, è una battuta!). A parte gli scherzi, posso dire che nel mio piccolo cerco di perseguire, con i dovuti aggiustamenti e sbagli per carità, alcuni valori. Ogni tanto si fa fatica a trovare un suono che mi piace e un’attitudine che condivido. Capisco le situazioni personali di ognuno e le differenze di vedute e le diverse esigenze, ma sono molto attento, rispetto e tengo molto in considerazione alcune prerogative. Questo non ti rende sicuramente la vita più facile, forse non ti fa essere capito da tutti e non ti fa avere rapporti rilassati con tutti, però voglio stare tranquillo ed essere contento di fare quello che faccio. Di certo non faccio questo certo per essere apprezzato da tutti.
Comunque l’estero resta un grande stimolo per un’etichetta come Sincope. Per me che ho più ho meno sempre cercato il punk nell’espressione e nell’attitudine in diverse forme, potersi muovere ad un livello più “planetario”, diciamo così, significa avere possibilità di creare una costellazione di suono molto particolare. E’ bello sentire come vengono composti i suoni da diverse esperienze geografiche, è bello vedere quello che c’è in comune e le varie diversità. Posso dirti che sono molto aperto verso la scena estera da cui si impara molto a volte e sono anche molto contento e volenteroso di poter collaborare con musicisti italiani che apprezzo davvero. In definitiva nel mio piccolo cerco il suono e l’attitudine per quanto mi è possibile ovunque si trovi. Faccio del mio meglio.

fecalovewrongLa prima uscita di Sincope è una cassetta C20 split tra i Compoundead, duo noise italico di cui Massimo è una metà e Regosphere, creatura dell’americano Andrew Quitter. Il brano degli italiani sul lato B è composto da una bella dark ambient in crescendo, con un buon dosaggio di basse e acuti sferraglianti dal titolo Bleeding On The Carpet, un sanguinamento direi estatico. Sul lato A l’americano invece è più canonico, con un bel pezzo ma più di genere, sempre alle prese con scuro ambient/noise.
Dopo un inizio molto poco rock, l’etichetta cambia parzialmente orizzonti per l’uscita successiva con l’ottimo CD di Tronco (già recensito qui), un duo composto da Massimo e Francesco Panfili che mescola post punk, Sonic Youth e cantato in italiano per un disco molto efficace.
Alla prova del terzo disco arriva Fecalove con Wrong, una gran bella ed efficace C32 di harsh sparato senza pietà: colate laviche di rumore bianco e fischi ad opera di Nicola Vinciguerra, che illustra anche la cassetta in modo sempre “estremo” e consono ai suoi canoni; se non vi siete ancora imbattuti in Nicola, vi consigliamo di farlo e questo è un ottimo punto per iniziare la scoperta del suo mondo.
Emme! continua la serie di dischi a base di rumori, questa volta più virati all’improvvisazione radicale: i suoni di chitarra e di oggetti in loop di Igor Ninu compongono i tre primi lunghi brani che tra clangori ed esplosioni non riescono però a convincere del tutto, mostrando qui e là la corda; l’ultimo brano che sfiora i venti minuti è in tema con gli altri, ma in più è infarcito di campioni porno di sesso orale, una sequenza di “c’mon!”, mugolii e risucchi che però non risollevano il disco.
La collaborazione tra i tre Ur e i due Harshcore dal titolo A Pleasure Trip Part 1 invece si compone di sei brani per quarantotto minuti tra la musica concreta e la dark ambient, miscelando il caratteristico gusto kraut dei primi con la cheap elettronica harsh dei secondi: sicuramente un disco interessante, per un’esperienza sonora impegnativa che non somiglia fino in fondo né agli uni né agli altri.
Con l’uscita numero sei tornano i Compoundead per una cassetta split C30 condivisa con Nodolby aka Michele Scariot, che coproduce anche con la sua etichetta Dokuro: i primi registrano due brani davvero inquietanti per l’occasione, tutti basati su pieni e vuoti, in pratica una colonna sonora harsh dell’orrore, mentre il secondo pubblica un unico lungo brano che parte teso e rumoroso con suoni elaborati di chitarra per poi sfumare in una intrigante coda ambientale.
Fragranzdiononesistee Silenzio è il disco di Daniele Brusaschetto (già recensito qui), che Sincope pubblica assieme a Chew-Z, Bar La Muerte e la Bosco dello stesso Brusaschetto, ed è un altro interessante capitolo del suo percorso poetico ormai sempre più vicino ad un cantautorato post-industriale molto personale ed interessante: il gusto di Daniele è notevole e la sua musica è una spanna sopra la quasi totalità dell’indie italico.
L’uscita seguente è una coproduzione tra ben venti etichette diverse è il CD in cui Alda Teodorani legge quindici racconti erotici accompagnata da quindici diversi gruppi musicali in sottofondo: la voce narrante di Alda non mi convince molto, la maggior parte degli accompagnamenti sonori è trascurabile (si notano solo Autocancrena, ScarWeld e Compoundead) e anche il booklet che assieme ai testi è composto da quindici diverse illustrazioni purtroppo segue lo stesso andazzo; peccato perché i testi in sé stessi non sono male, ma nelle coproduzioni molto frammentate è un rischio inevitabile.
Diononesiste è uno dei nomi con cui Daniele Brusaschetto produce musica, questa volta il genere musicale però cambia: dopo una breve intro ambientale parte un black metal “cantato” in italiano un po’ monotono per sette brani desolati e desolanti, con testi che uno in fila all’altro compongono il diario di un malato di mente. Perla finale che impreziosisce il disco è il lungo strumentale dark ambient davvero notevole.
Claudio Rocchetti incide l’uscita Sincope numero dieci a nome Vroom, il monicker con cui l’ho sentito suonare la sua musica più rumorosa: la cassetta C30 single side si compone infatti di quattro tracce di harsh noise più o meno brutale, dove sfrigolii e frequenze a manetta sono manovarate ad arte per una tempesta sonora di sicuro effetto.
Pale Sister è un progetto harsh noise di cui non si conosce l’autore (ma se siete curiosi e girate su discogs vi possono venire delle idee a riguardo…) e Ordeal trapana le vostre orecchie per più di mezz’ora con quattrodici caotiche tracce all’americana in odore di John Wiese: personalmente preferisco i momenti di quiete che ci sono tra le varie scosse telluriche.
nodolbycompoundeadTerzo split per i padroni di casa Compoundead, questa volta per un CD diviso con gli italiani Panda in cui sono contenute dei live dei due gruppi: atmosfere ruvide anche a causa delle registrazioni, ma la bassa fedeltà ed i disturbi dell’ambiente nei momenti più quieti (con le chiacchere del pubblico e i rumori in stanza) non sfigurano affatto. Il pezzo dei Compoundead è composto da un lungo drone-mantra di ventitré minuti che avanza con un crescendo di sicuro effetto, mentre nel brano dei Panda durante il massacro harsh noise interviene una batteria a mitigare una tempesta sonora incentrata sugli acuti, altrimenti un po’ troppo monotona.
Chiude le uscite del 2011 lo split 12″ tra i Sumo e gli Affranti (già recensito qui), un disco hardcore anni ’90 che rimescola le carte dei riferimenti del genere tra America e Italia, coprodotto con un fiume di altre etichette.
In uscita per Sincope nel 2012 ci sono quattro nuove produzioni: Indigents, Wand. And Pricess, una collaborazione tra Claudio Rocchetti e Luca Sigurtà e i Dao De Noize, dischi che continuano il percorso di scoperta di altri suoni rumorosi.

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