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Simon Balestrazzi – The Sky Is Full Of Kites (Boring Machines, 2012)

Abbiamo più volte avuto occasione di segnalare la prolificità di Simon Balestrazzi, sia in solo che in collaborazione con altri (e senza contare le ristampe dei suoi T.A.C.). Se mai ci fosse bisogno di conferma, ecco questo lavoro, stavolta rilasciato dalla Boring Machine.
The Sky Is Full Of Kites è un album di difficile lettura fin dal titolo, pieno di gioioso stupore infantile, a cui si associa una copertina (peraltro molto bella) in cui gli aquiloni, scarlatti come macchie di sangue, sembrano in fuga da una città turrita, a metà strada tra un insediamento industriale e la torre di Barad-dûr. L’iniziale Under Pressure, lunga composizione fra dark ambient ed elettroacustica, mette fin da subito in scena la ricchezza di strumenti, fra l’analogico, il digitale e gli oggetti concreti, che compongono l’armamentario del musicista: l’impressione è talvolta che la carne al fuoco sia troppa, in un brano frammentario e privo di centro, in cui ogni suono concreto sembra galleggiare sul drone che fa da sfondo, per poi scomparire e lasciare spazio a un altro. Il fatto è che l’ascolto razionale non è il miglior metodo di approcciare questa composizione, e più in generale tutto l’album: lungo flusso di coscienza in cui ogni frammento sonoro diventa significativo, Under Pressure va ascoltato nel dormiveglia (o debitamente alterati…), lasciandosi trasportare dalle immagini che i suoni evocano, figure del passato che appaiono e sfumano continuamente. Sempre indietro sembra guardare Persistence Of Memory, il brano più compiuto del disco, ancora ambient oscuro ma scosso da vibrazioni mediterranee di strumenti a corde e percussioni, fra calde suggestioni etniche e cupi paesaggi desolati. In chiusura il brano eponimo, drone pulsante e lineare, che si congeda senza ulteriori sussulti. The Sky Is Full Of Kites è un disco di musica atemporale, che combina le radici industrial di Balestazzi con le più recenti frequentazioni in ambito avanguardista, e ci lascia l’idea che qualcosa ci sfugga, come gli aquiloni in copertina. Ma se abbiamo visto giusto, è inevitabile che sia così.

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