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Shiver/Sterile Garden – Candle Burning Magic (Diazepam, 2014)

L’estate può essere il tempo giusto per guardarsi indietro e magari rimediare alle negligenze dei mesi passati, come ad esempio lasciare nel dimenticatoio una pila di interessanti audiocassette. Fra queste, lo split fra i genovesi Shiver e gli statunitensi Sterile Garden, edito dalla sempre attenta Diazepam, non poteva rimanere inascoltato.
Fedeli all’attitudine dell’etichetta entrambe le band attraversano le lande del caos rubando suoni che vanno a organizzare in composizioni dalle tinte decisamente fosche, movimenti rumorosi intervallati da brevi attimi di quiete. Il lato degli Shiver, segnato da field recordings di legni sfregati e percossi con insistenza via via maggiore (sarà qualcuno che picchia per entrare o per uscire?) è un continuum che ingloba momenti malinconici, con la chitarra in evidenza ed altri più tesi, con colate di rumore post-industriale che lasciano emergere canti chiesastici e nenie spettrali. Ci trovo un che di narrativo, ma non chiedetemi cosa racconti: si tratta certamente di qualche oscura storia senza lieto fine. Più rumoroso e frammentario è il lato degli Sterile Garden, composto da brevi sketch orrorifici fra feedback e nebbie elettriche, ma con inattese aperture space (sempre discretamente sporche) che riescono a sollevare l’ascoltatore, pur per brevi attimi, sopra le tempeste evocate. Il lato degli Shiver si fa preferire la capacità di immergere l’ascoltatore nella sua cupa visione, laddove la band americana soffre dell’eccessiva frammentazione, ma nel complesso l’intero nastro è un bel viaggio (si fa per dire…) lungo le vie tortuose del suono di ispirazione lovecraftiana.

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