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Sergio Sorrentino – Dream: American Music For Electric Guitar (Mode, 2018)

Sergio Sorrentino, la sua chitarra elettrica, un pugno di autori fondamentali per la musica americana meno ortodossa: sono questi gli elementi principali di Dream: American Music For Electric Guitar, un disco che è un tributo ma anche una rilettura di brani fra loro lontani e qui riuniti nell’unità spaziale del supporto digitale. Si tratta di suono americano ormai solo all’anagrafe: se i nomi collocano queste  composizioni nell’ambito della musica colta statunitense l’ascolto ci restituisce un suono  patrimonio della musica di ricerca tutta (e per questo rimarcarne l’origine è quanto mai doveroso). In dubbio se avvicinarmi a Dream con piglio filologico, ricercando gli originali per poi confrontarli, oppure abbandonarmi al puro ascolto, ho finito – scelta quanto mai fortunata  – per farmi guidare dalla lettura delle note di copertina vergate dallo stesso Sorrentino, utili ad inquadrare storicamente le tracce, a mettere in luce particolarità tecniche e a rivelare le storie che i brani portano con sé. Se Dream di John Cage denincia anche all’ascoltatore meno esperto la sua natura pianistica, è interessante sapere che Rose Of Beans di Alvin Curran è la costola di un più ampio brano per accordion, tuba, violino, piano, viola e percussioni, mentre si apprezza ulteriormente la complessità di Going West di Christian Wolff nello scoprire che la seconda parte è scritta per due spartiti; fa simpatia e mette tutto in una luce molto pop la notizia che Van Stiefel, nel comporre Urutora-Man, si è ispirato al personaggio di Ultraman e lascia a bocca aperta la vicenda di The Possibility Of A New Work For Electric Guitar di Morton Feldman, brano mai più eseguito da quando lo spartito fu rubato nel 1966 a New Heaven (MA) e ricostruito a distanza di quarant’anni partendo da alcuni appunti  recuperati da uno studente norvegese in un archivio svizzero e dalle registrazioni originali trascritte dal  chitarrista statunitense Seth Josel: un vero intrigo internazionale! Nonostante l’apparenza non si tratta di semplici curiosità: tali notazioni “umanizzano” questa musica e permettono di accorciare la distanza che inevitabilmente si crea con l’ascoltatore meno esperto, consentendogli di apprezzare composizioni dove il fatto tecnico non è mai disgiunto dall’atto espressivo. Giusto per tornare a brani che già abbiamo citato, Rose Of Beans muta per piccole variazioni sempre più serrate quasi fosse il commento a un inseguimento di un film poliziesco e Urutora-Man  ha un tono che sa di sogni d’infanzia al di là delle fantasticherie di supereroi; sempre in tema di colonne sonore,  Alpha Aloha di Jack Vees, con la chitarra processata elettronicamente che assume toni classicheggianti, si mette in lizza per una possibile risonorizzazione di 2001: Odissea Nello Spazio, Mare Undarum di Elliot Sharp alterna spigolose improvvisazioni a momenti di austerità con una dinamicità che cattura l’ascoltatore, Warmth di David Lang parte con un suono cristallino che va via via saturandosi fino a mette in scena una dissonante orchestralità. Sorrentino è alle prese con scuole e stili fra più disparati, ma il suono della chitarra elettrica, vero minimo comun denominatore fra tutti i brani, lega tutto in un insieme coerente: proprio questa è la magia di un disco del genere.

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