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Sebastiano Carghini – Tpeso (Kohlhaas, 2017)

Ci informa il comunicato stampa che la ricerca di Sebastiano Carghini – musicista italiano di stanza in Olanda – è concentrata in particolare sull’uso di synth modulari e sulla registrazione di oggetti. Proprio su quest’ultimo aspetto si concentra Tpeso (vinile 12” inciso da un solo lato) che in un quarto d’ora concentra una decina scarsa di frammenti sonori piuttosto eterogenei, un campionario utile per capire le linee di ricerca dell’artista semmai faceste qui la sua conoscenza per la prima volta (è il mio caso). Composto da registrazioni raccolte fra il 2014 e il 2015 microfonando oggetti di varia natura, motorini elettrici, cavi metallici ed altro – tutti suoni non facili da identificare fra i solchi – il disco vive di momenti diseguali ma capaci di far emergere idee che, adeguatamente sviluppate, potrebbero portare a risultati interessanti. Particolarmente azzeccata mi sembra la ricerca sui ritmi che sfocia spesso in poliritmie fra cadenze meccaniche ad altre più free, dove i battiti scandiscono il tempo e saggiano contemporaneamente i materiali e gli strumenti più disparati (legno, metallo, …ventilatori?). Sembra poi emergere una vena narrativa nel lungo field recording che campiona misteriose operazioni manuali e passi, anche se alla lunga non suscita lo stesso interesse di altri momenti del disco. Se da un lato il poco tempo a nostra disposizione non è sufficienti per dare un giudizio definitivo, dall’altro – vista la materia sonora non propriamente facile – permette di godere con una certa levità un saggio di musica concreta insolitamente dinamica e capace di andare oltre la pura e semplice documentazione sonora. Attendiamo fiduciosi futuri sviluppi.

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