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Sean Carey – All We Grow (Jagjaguar, 2010)

Non sempre le cose sono come sembrano: Sean Carey è sì il batterista dei Bon Iver, ma per nostra fortuna nel suo disco d'esordio non ripropone i canoni della sua band più nota… Non sapete chi sono i Bon Iver? Non avete letto in giro la storia del tipo che, lasciato dalla fidanzata, si è recluso per l'inverno in una baita a comporre un intero disco sull'argomento? Non sapete cosa vi siete persi: indie folk "canonico" e soprattutto un mare di hype. Consiglio invece di non perdervi questo disco, perché All We Grow è fatto di ben altra pasta.
Non che il "folk" sia un elemento trascurabile nella composizione dei pezzi, ma più che altro qui fa la differenza la qualità cristallina delle melodie lente e malinconiche: brani scarni, lenti e toccanti che sfiorano Nick Drake da un lato e accenni a dei Sigur Ros ridotti all'osso dall'altro. Il fatto poi che la chitarra acustica non sia lo strumento egemone, ma anzi il piano sia  spesso in evidenza ammanta ulteriormente All We Grow con una atmosfera davvero notevole sempre ad un passo dalla "lagna" ma mai stucchevole, anche grazie al fatto che il disco è maggiormente composto sui vuoti piuttosto che sui pieni. Decisamente un disco perfetto per un buon inverno (che in francese tralaltro si scrive con la "h").

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