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Satori Junk – S/T (Taxi Driver, 2015)

Stavo leggendo poc’anzi su una webzine concorrente (ebbene si, lo faccio) un’aspra critica al cantato definito “cantilenante” dei Satori Junk. Mi sono stupito dell’appunto, perchè, personalmente la voce è la vera e propria punta di diamante della band meneghina. Certo, da parte mia questa cosa sviluppa una certa operazione nostalgia, ma non comprendo davvero perchè dover essere sempre indulgenti verso growling biascicati e non verso qualcosa di più piacevolmente demodé: i rimandi sono infatti ai più alti White Zombie (La Sexorcisto) e ai mai dimenticati Zen Guerrilla. Viene da pensare addirittura di non trovarsi di fronte al solito doom trito e ritrito quanto a veri e propri cultori del blues nero da grammofono a manovella. I Satori Junk sono certamente affacciati agli anni settanta, ma sono preparati, e non cercano mai di nascondere l’imperizia tecnica con una massiccia dose di aggressività. Al contrario, una certa raffinatezza creativa li eleva e li distacca dal calderone stonato sempre in voga. E poi usano (con misura) il theremin e noi, si sa, abbiamo da sempre un debole per le novità tecnologiche.

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