Sanlupo – For Chorus, Cello & Electronics – 17/11/12 Ex Oratorio di San Lupo (Bergamo)

Capita spesso che si organizzino eventi in ambienti insoliti, dando così la possibilità di restituire questi luoghi al pubblico, di farli rivivere e dar loro, insieme a una nuova destinazione d’uso, anche la possibilità di una nuova vita. Non è propriamente questo il caso dell’ex Oratorio di San Lupo, già in passato utilizzato per mostre ed eventi, ma quello che si cerca di fare stasera è restituirlo alla sua originale funzione, quella di ambiente creato per la musica. Anche se certamente, non questo tipo di musica.
In una serata di gelo come questa, che le strette vie che portano verso Bergamo Alta accentuano, creando correnti di vento polare, il calore (in senso proprio e figurato) del cinquecentesco oratorio è quanto mai benvenuto: è questo un piccolo gioiello architettonico, un’aula rettangolare di modeste dimensioni su cui si affacciano due piani balconati, raggiungibli attraverso stretti corridoi e ripide scale di pietra. I musicisti si disporranno al piano terra, mentre il pubblico assisterà dai loggiati. Lo spettacolo, ideato da Alberto Boccardi e da Invisible Show, che da un po’ di tempo organizza in zona appuntamenti legati alla musica meno convenzionale, prevede la presenza di strumenti elettronici, violoncello e di un coro di trenta elementi, all’insegna dell’incontro fra innovazione e tradizione: una cosasanlupo_4 non nuova in assoluto, ma che la possibilità di sentire dal vivo in un contesto del genere rende certamente allettante. I musicisti coinvolti sono Matteo Bennici (Squarcicatrici), che, col suo violoncello, si colloca in prossimità del piccolo altare, su uno dei lati lunghi, Nicola Ratti (Ronin), Attilio Novellino (Sentimental Machines), e lo stesso Boccardi all’elettronica, che occupano gli altri tre lati, mentre tutt’intorno si dispongono i componenti del Coro Antonio Lamotta di Morbegno, diretti dal maestro Davide Mainetti. Mi pare scontato dire che, ancor più che dalla corale, la tradizione, in un contesto simile, è incarnata dal luogo: l’intelligenza dei curatori è l’aver studiato una partitura che non gioca banalmente sul contrato, ma cerca una comunione fra vecchio e nuovo, nel reciproco rispetto. Nei tre movimenti in cui si divide il concerto, coro e strumenti si sanlupo_5spartiscono abbastanza nettamente gli spazi, puntando più a una pacifica convivenza che non una vera e propria interazione: a momenti in cui le frequenze sintetiche tratteggiano atmosfere di quiete o d’attesa se ne alternano altri in cui il puro lirismo del coro, a tratti epico, a tratti solenne, occupa l’intera scena. D’altra parte la voce è l’elemento che, in un simile contesto, si trova più a suo agio e ciò va un po’ a scapito dell’elettronica, che tiene un profilo piuttosto basso, quasi timido, evitando drones ed suoni che potrebbero risultare fuori contesto; centrale è invece il ruolo del violoncello, vero anello di congiunzione fra gli altri due elementi, capace di fondere delicate melodie ad archetto con battiti e suoni spigolosi. Per quasi tutta la performance gli unici attimi di vera comunione sono quelli che ci fanno transitare, senza soluzione di continuità, da suon sintetici, sempre comunque piuttosto caldi, ad altri dove predomina la voce umana; poi, nella terza e ultima parte, l’unione si compie: a un battito sintetico insistito, quasi dub, si sovrappone gradualmente il coro che, con volume sempre maggiore e vocalizzi sempre più serrati, fino a sovrapporsi come fossero sampler vocali: ne esce un crescendo drammatico e coinvolgente, che sfiora il rumore e termina con un silenzio improvviso. Piovono applausi, meritati. È una fine che vale sia come punto d’arrivo, che di partenza: se ci sarà una prossima volta, si partirà da un’intesa già sperimentata.

Foto di Anna Arzuffi e Orén

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