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Roberto Fega – Echoes From The Planet (Setola di Maiale, 2019)

Il difficile e nobile percorso creativo di Roberto Fega sboccia questa volta in un concept incentrato sul drammatico (e spesso tragico) percorso dei migranti e delle implicazioni politiche che la cronaca ci puntualizza. Dell’ artista laziale vogliamo ricordare almeno l’emozionante collaborazione con Pasquale Innarella (Monktronic) anche se questa volta siamo su tutt’altre coordinate. Il musicista infatti ci regala atmosfere più vicina all’elettronica colta della Warp che al jazz ricercato: un viatico in punta di forchetta e perennemente sospeso su una linea dell’orizzonte che non materializza mai la terra. Una sospensione ansiosa che giustifica gli strumenti non convenzionali e la perpetua ricerca dell’artista nella sonorizzazione della materia. Album non facile e che necessita diversi e attenti ascolti: un prisma che ogni volta apre camere inaspettate e affascinanti. Un altro centro dalla Setola di Maiale che oggi più che mai si rivela tra le più intelligenti e coraggiose etichette nostrane, ma non solo.

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