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Rella The Woodcutter – The Golden Undertow (Boring Machines, 2012)

A chiudere la trilogia di Rella The Woodcutter per la meritoria Boring Machines, arriva un LP in tiratura di 300 copie. Come avevamo evidenziato nella recensione dell’EP I Know When It’s Time…, ad ogni supporto è stata delegata una particolare tendenza e questo vinile ci presenta il Rella più noto, autore di folk scarno e poetico di matrice americana.
Facendo un bilancio delle tre uscite, non posso nascondere che la mia preferenza vada all’EP, con il suo saper rischiare battendo strade insolite, a volte ai confini con l’avanguardia, senza perdere il tocco caldo proprio dell’artista, ma la poesia contenuta in queste dieci tracce lascia comunque il segno. In The Golden Undertow Rella mette a nudo sé stesso attraverso brani orchestrati con pochi strumenti, oltre alla voce e alla chitarra, ma che non mancano di nulla. My Ship, il pezzo che dà il titolo all’album o il folk sciamanico della conclusiva Drugtime Family vanno a toccare corde così profonde che non possono non emozionare. Siamo al cospetto di uno stile musicale, questo ancor più di altri, sempre uguale a sé stesso, ma che si rinnova in base alla quantità di anima che un musicista riesce infondere nelle canzoni. Bene, Rella di anima ne ha un sacco e quest’effusione in The Golden Undertow capita parecchie volte: è più che sufficiente questo per promuovere l’album a pieni voti.

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