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Reflue – A collective Dream (Shyrec, 2006)

Superpop anglofono di quello in stile Homesleep di poco tempo fa tanto per intenderci, ora la Homesleep ha fatto scuola? No, semplicemente parliamo di musica più figlia di Tram, Piano Magic o della Creation piuttosto che dei Pavement (nonostante sia un'altra delle coordinate topiche dell'etichetta italiana). Quindi Rock-pop inglese come dicevamo, tutto al posto giusto ben fato ben eseguito, ben arrangiato e prodotto in modo decente tanto che l'ascolto è più che scorrevole com'è giusto che sia un disco del genere. Ogni tanto l'illuminazione melodica è buona tanto che alcuni pezzi hanno degli punti piuttosto piacevoli. Quando dico Tram, non parlo di ragazzini alle prime armi che scimmiottano tre riff di chitarra in croce e lo steso vale per i Reflue visto che a sentire il disco sembrano dei buoni strumentisti in fin dei conti stiamo parlando di un pop (quello inglese) figlio i gente come i Beatles e dei Pink Floyd (pare che all'uscita di The Dark Side Of The Moon si potesse trovare con la frequenza di una famiglia su cinque nell perfida albione). Raffinati, patinati (anche troppo a volte) e capaci anche se a livello produttivo forse manca ancora qualcosa rispetto a gente come Giardini Di Mirò, Yuppie Flu et similis, che indie-pendentemente dai gusti hanno un effetto globale molto più prossimo agli standard esteri. Quanto detto vale per l'effetto d'insieme ma in particolar modo per la voce (buona) che finisce per non trovarsi nella posizione in cui si dovrebbe trovare. Ripeto, suoni buoni ma che non spiangono come dovrebbero. Forse il mercato ora cerca altrove essendo perennemnt soggetto a ventate dovute al trend che imbarca il pubblcio del momento ma forse questo commento da una visione un po' triste del mercato pop che in fin dei conti è sempre stato così.

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