since 1997, our two cents on indie/punk/post/electronica and more...

Polaris – s/t (Gringo, 2006)

Siamo degli ignoranti. Sappiamo tutto e rimaniamo degli ignoranti. Per qualche strana ragione qui da noi siamo obbligati a conoscere qualunque uscita, qualunque gruppo, qualunque side project. Per anni abbiamo vissuto conoscendo la strada che porta da Louisville a Chicago, tutti i sobborghi e le scuole d'arte, meglio quasi di chi ci abitava. Sapevamo a quali campanelli suonare, a chi chiedere, dove trovare la famiglia Kinsella piuttosto che i luoghi dove Grubbs aveva passato la sua adolescenza. E guai a non saperlo.
"Si sente che ascoltavi il grunge!". E poi via via così a sorbirci solo e unicamente ciò che i distributori locali imponevano alla stampa et viceversa. Scelta monopolistica di campo. E, intanto, intorno, intensamente, intonsamente crescevano scene interamente indipendenti di cui non sospettavamo neanche l'esistenza. Quella facente capo alla Gringo records in Inghilterra non è diversa da mille altre storie che probabilmente da noi non saranno mai abbastanza trendy o "investimento" da smobilitare le penne di decine di wannabe giornalisti. Rimando ad altro luogo una eventuale discussione sul "e tu chi cazzo saresti allora?". So solo che la scena che unisce Leeds a Nottingham, il nord dell'Inghilterra che sta prima della Scozia, sempre così a-la-page, si nutre di miti e di nomi storici che compaiono e scompaiono e ricompaiono. Le linee guida sono quelle di un rock piuttosto sostenuto, come quello dei nostri Three Second Kiss, che lambisce i territori più melodici delle filiazioni chicagoane sopracitate, tra Owls, Joan Of Arc e Gastr Del Sol. Con squisite melodie screziate di accenti jazzati e irruenza controllata, i Polaris sono una delle eminenze più grige del firmamento locale, due dischi in tredici anni di carriera, membri presenti anche nei monolitici Bilge Pump e nella new sensation Quack Quack, sorta di Sorts evoluta. Il disco nuovo li avvicina a tratti ai nostrani Deep End, sorte simile, importanti quanto fuori dal tempo. Un disco che forse non apporterà nulla nell'evoluzione continua degli stili e delle mode, ma che sa comunicare qualcosa, che riesce a parlare direttamente all'ascoltatore. Sarà forse ora che qualcuno punti qualche soldo e qualche riflettore anche su questa scena? Sarebbe decisamente una buona cosa.

Tagged under: , , , , , , , , , ,

Leave a Reply

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Back to top