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Perturbazione – 30/05/08 Morya (Cellatica – BS)

Mi aspettavate, lo so. Eccomi dunque all'esordio su queste pagine a portarvi un po' di sano spirito padano. Indosso l'elmo e vado a incominciare.

Arriva alla conclusione la stagione del Morya, piccolo locale della cintura bresciana che per l'occasione fa il riassunto delle puntate precedenti, con brevi apparizioni di gruppi locali che hanno calcato il palco nel corso dell'anno a far da spalla ai torinesi Perturbazione. Nell'ordine suonano il cantautore di belle speranze Manuele Zamboni, Ettore Giuradei, in terzetto, prossimo a partire in tour di spalla al temibile Cisco "ex-modenasitiremblers" e gli "indie boy" Annie Hall, reduci da una cinquantina di date lungo la penisola e pronti per il Mi Ami. Di questi gruppi ho poco da dire, li conosco e non ho dubbi sul fatto che le loro performance siano state ottime, ma al momento ero impegnato ad assaltare il buffet, prima che la carica delle cavallette spazzasse il tavolo lasciando, a fine serata, solo poche uova sode; per cui, credetemi sulla parola. mrya_30_maggio_031I Perturbazione non sono propriamente la mia "tazza di tè"; gli riconosco la capacità di costruire un pop elegante che "ruba" equamente a certo indie e al cantautorato nostrano, qualcuna delle vecchie canzoni mi piace (gli ultimi due album neppure li ho ascoltati), ma in definitiva li sento abbastanza lontani dai miei gusti; solo la gratuità della serata, l'alone d’evento che la circonda e la possibilità di socializzare (specie con soggetti del sesso opposto…), mi spingono ad esserci.
Nel seminterrato che ospita la sala concerti la temperatura è la stessa di quando gli Slayer suonano nel sesto girone dell'Inferno, ma fortunatamente con meno calca. I torinesi (rivolesi anzi, ci tengono a precisare), per questo Pianissimo tour si presentano amputati della sezione ritmica, con due chitarre, violoncello e voce, una versione minimale che non mi dispiace per nulla come idea.
Così, per un’ora, in un’atmosfera soffusa, sfilano pezzi nuovi e meno nuovi, con prevalenza dei primi: Agosto (una di quelle che mi piacevano), Un Anno In più, Giugno, Nel Mio Scrigno, Battiti Per Minuto, una cover di Smokey Robinson di cui non ricordo il titolo, tante altre. Il mood è invero un po' malinconico, ma gli intermezzi del cantante Tommaso Cerasuolo, in bilico fra il simpatico e l’involontariamente imbarazzante, alleggeriscono il tutto, mentre i brani riarrangiati, meno formali e più freschi, funzionano bene e aiutano a sopportare la temperatura tropicale (che comunque un lato positivo ce l’ha: fa un po' spogliare le ragazze). Il pubblico gradisce, in sala non vola una mosca (capita di rado da queste parti…) e io mi accodo: avessi il CD non credo lo ascolterei molto, ma dal vivo i Perturbazione hanno decisamente la loro ragione d’essere.
Ci si avvia così alla fine, con l’abusato siparietto del gruppo che se ne va e torna richiamato sul palco per i bis: un pezzo originale e una cover, "una canzone scritta da un ragazzo di Washington". Waiting Room dei Fugazi. Chitarre, violoncello e voce per Waiting Room dei Fugazi, in versione spettacolare che, ci crediate o no, se la gioca con l’originale. Gran finale e per me, lacrimuccia. Alla fine, io e i Perturbazione non siamo poi così lontani (e se mi fossi ricordato che gli esordi del gruppo del gruppo uscivano su On/Off e Beware!, avrei anche potuto arrivarci prima…)
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(foto di Gianni Filippini)

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