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Pecksniff – The Book Of Stanley Creep (Black Candy, 2004)

Disclaimer: questa NON è la recensione del nuovo disco dei Pecksniff!! Là dove guizzano le trote immaginarie dei nostri sogni se l'è dormita in allegria lo spirito di Sodapop. Ora che s'è desto pare cosa buona e giusta e fonte di salvezza mettersi in pari con un disco che, ormai ben radicato nei nostri ascolti, merita, alfine, una dose di attenzione in più. Spirito di patata, storie da fantabosco.
Il raffinato giochino messo in atto dalla compagine indie parmigianina nel primo splendido Elementary Watson, viene qui portato avanti senza alcun evidente scombussolamento. Non me ne vogliano gli scapestrati amanti dei gruppi da un genere diverso per ogni pubblicazione, ma io alla fin fine amo i cambiamenti lenti. Credo che si chiami maturazione. Cambiare di palo in frasca è una peculiarità attinente più a Tarzan che ai giovani d'oggi. Ma anche a quelli di ieri.
Mi piace guardare indietro, ad uno spettro di alcuni dischi e rendermi conto se e come un gruppo si sia sputtanato o come invece abbia tracciato uno spettacolare percorso rinforzando logiche all'inizio in ombra e regalando, col senno di poi, nuove letture al proprio passato. Mi piace avere pazienza e pensare che alla fine si, siamo di fronte ad un'altro passo e che dovremo attendere ancora per goderci l'immagine completa.
Il disco dei Pecksniff di per sè presenta già ben definiti alcuni dei passi compiuti, proprio nel momento in cui sono mossi. Dove nel primo cd regnava un caos quasi incontrollato e un'urgenza creativa che alla lunga non riusciva a nascondere alcune ingenuità ed indecisioni non del tutto volontariamente presenti, in questo seguito tutto è più a fuoco. In primis la scrittura dei pezzi. I brani sono canzoni a tutto tondo, cantabili e orecchiabili, ben scritte e più ordinate.
Che il passo fatto sia di muoversi, raddrizzando le deviazioni, verso una più coesa e classica forma di pop? Credo, e spero, di no. Mi sembra ci sia una ben marcata maggiore sicurezza nello stile compositivo del gruppo che riesce a tenere a bada le intemperanze delle proprie incongruenze. Mi spiego. Dove le canzoni si svelano in tutta la loro unitarietà pop, le campanelle, le trombette e i flautini giocattolo si dispiegano al servizio dei brani, non a renderli ulteriormente caotici. Merito anche, probabilmente, dei due elementi base per il processo di maturazione di un gruppo: buona attività dal vivo e produzione chiara.
Facile immaginare che la prima raccolta di canzoni fosse un po' nebulosa, in primis, nelle menti dei nostri paladini. Più facile dedurre che, senza mezzi termini, questa volta abbiano avuto una base ben più chiara su cui lavorare. Ora. La domanda che risuona è: ce la faranno i nostri eroi a compiere un ulteriore passo alla conquista del mondo? Il disco nuovo dovrebbe essere in uscita entro l'anno e si suppone che il progetto non possa definirsi completo e già arrivato dopo appena due uscite. Incrociamo le dita e attendiamo fiduciosi. Mi piace vedere i bambini che maturano (per poi mangiarli meglio).

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