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Patron And Patron – Gen (Nonine, 2008)

Iniziate a segnarvi il nome di Me Raabenstein perché ho il sospetto che “il ragazzo abbia il risultato nelle gambe”, forse ancora da migliorare nella forma dei pezzi ma i tempi ci sono ed ha fiato, questa volta in compagnia di Sakuran (al secolo Frederik Van de Moortel) con il moniker Patron And Patron.
Essendo sua la Nonine, Raabenstein ci fa un po’ quel cazzo che vuole, però il punto è che download digitali o no questo ragazzo non sta facendo una serie di porcherie mal fatte tanto per avere un minimo di successo o una discografia corposa, o meglio, magari cercherà anche quello, ma fa le cose per bene “provare per credere” come Aiazzone. Anche questo disco suona magnificamente, forse non avrà nessun guizzo che faceva sì che anche dieci o vent’anni fa Seefeel e Autechre risultassero dei giganti fra i loro contemporanei, ma senza dubbio se non fa ancora parte del gruppo di testa, comunque è ben posizionato fra gli inseguitori ed è un greagario da rispettare. Patron And Patron, a differenza del lavoro con Nono a nome di Taub, gioca meno sull’effetto notte e molto più sul club, anzi diciamo subito che ricorda molto alcune cose parallele di Kruder And Dorfmeister, Tosca nelle cose più rilassate e qualcosina di Peace Orchestra. Nonostante ciò non credo si possa proprio parlare di un disco da K7 visto che il taglio dei due è un po’ più elettronico e più cupo rispetto al nu-jazz, funk della label austriaca, ma pasticci e suonini viaggiano sempre su di una corrente calda, melodica elegante e mediamente rilassante. A tratti il risultato mi fa venire in mente alcune cose della K7 come se fossero passate fra le mani di qualcuno del giro Sonig, non necessariamente i Mouse On Mars, ma qualcuno degli “elettronici” della loro scuderia che mediamente si differenziano abbastanza per estro ed “extravaganza”. La venatura in stile club da ore piccole resta e questo mi fa pensare che un po’ sia il gusto di Raabenstein, ma magari dipende solo dalla gente che si sceglie per le collaborazioni, sia quel che sia se questa roba è quella che passano i club e certe discoteche mittel/nord europee ben venga dato che pezzi come Bouncing Monologues fanno venire voglia di un bel trip pure a me che sono “nailed to the x”. C’è spazio anche per fare vedere dei muscoli da ritmica post-techno in Boon Dog Bone, ma anche in questo caso spaccata e smontata per venir reinserita in un nuovo collage. La title track riporta su di un terreno morbido quasi Jazzanova o il meglio di The Future Sound Of Jazz ed è un bene dato che non si tratta di una semplice copiatura e varia il gusto. Ribadisco, se vi piace masticare l’elettronica, tanto di più quella melodica, la Nonine non è niente male e se “nun ve piace” masticate qualcosa di più duro e che non si attacchi al lavoro del vostro dentista.

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