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Paperback Freud – All In A Day’s Work (Longfellow Deeds, 2008)

In ogni caso fanno simpatia quegli artisti che propongono quanto di più fuori moda e dimenticato sia possibile farsi venire in mente. E già che ci siamo farei un sondaggio: quanti di voi hanno mai visto una street rock ‘n' roll band dal vivo? Pochi scommetto. Oggi come oggi, in Europa almeno, chi ha voglia di cantare di scopate, macchine veloci e superalcolici?! Non è aria, anche questo è vero, però, se potessi averne l'occasione andrei a vedermi più che volentieri questa manica di debosciati (francesi tra l'altro!) in un qualche pub di periferia. Per definizione, morti ancor prima di nascere, i Paperback Freud sposano l'alta dinamica dei primi Hellacopters, (senza però averne il suono crushing), con certi midtempo di N.W.O.B.H.M. memoria. Assenza di assoli, ma un riffermama che ricorda talvolta il vecchio Gary Moore più blues quanto le chitarre di Maiden 80/82. Momenti sporadici, purtroppo, che vengono spazzati però da energetiche cavalcate a metà strada tra i grandissimi Circus Of Power e il primi Almighty. Per intendersi, al Mickey Rourke di The Wrestler sarebbe piaciuti un casino, "ma poi sono arrivati i Nirvana e hanno rovinato tutto!".

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