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Paal Nilssen-Love – New Brazilian Funk / New Japanese Noise (PNL, 2019)

Spesso è difficile seguire con attenzione scene tanto produttive come quella improvvisativa, fatta di infinite occasioni di confronto e innumerevoli progetti.  In una mole di uscite tanto frastagliata si rischia di perdersi più di qualche disco per strada, vuoi anche perché, anche per quanto riguarda i talenti più puri, a volte non tutto è all’altezza della situazione. Ma non è questo il caso dei due nuovi dischi complementari di Paal Nilssen-Love, due nuove gemme dal tiro devastante.
In occasione del Roskilde festival del 2018 Nilssen-Love mette su due diverse formazioni per sviluppare altrettanti approfondimenti tematici.
Il primo è quello immortalato in New Brazilian Funk, che si compone di una sostanziale base di musicisti brasiliani. Assieme al nostro troviamo infatti il bassista Felipe Zenicola, nuovo importante nome della scena improv brasiliana, l’ottimo chitarrista Kiko Dinucci, già attivo con i Metá Metá, il guru del percussionismo Paulinho Bicolor e a chiudere il cerchio lo storico sassofonista norvegese Frode Gjerstad.
Il suono è ovviamente agito in chiave contemporanea attraverso una visione del tutto personale, tanto che se dal titolo si può essere tentati di pensare ad artisti come Arto Lindsay si deve subito abbandonare l’idea delle sue sperimentazioni latine e rispolverare invece i devastanti concetti dei DNA.
Ne è un plastico esempio l’ottimo inizio con Biggles And The Gun-Runners, dove il funk viene trasfigurato in un ottica rumorosa e isterica e la componente etnica si risolve in passaggi di forsennato tribalismo ritualistico. Il tutto accentuato dall’ottimo lavoro di Dinucci, che su tracce come Beating Back Pain propone costantemente angolature spigolose che danno il passo ad azzeccatissime linee di fuga. Quindi si viene attanagliati dal noise rock slabbrato di Rurarl Rides, che innesta rallentamenti al limite del collasso in stile Teeneage Jesus And The Jerks, dalle stridule evanescenze di Restless e dal flusso assalitore di Fruit Of The Lemon. Pick a time chiude giocando sul pesante contrasto tra rarefazioni e esplosioni ad alto volume.

Il secondo New Japanese Noise, come il titolo lascia intendere, si compone invece di una formazione che include alcuni importanti nomi della scena giapponese. Ad accompagnare Nilssen-Love stavolta, oltre a Dinucci ancora presente, c’è lo storico sassofonista Akira Sakata (sax alto, clarinetto e voce), Kohei Gomi (electronics) noto rumorista meglio conosciuto con il monicker di Pain Jerk e Toshiji Mikawa (electronics), altro nome imprescindibile del rumore del sol levante per le sue seminali band Incapacitants e Hijokaidan.
Stavolta la tensione è ulteriormente spinta verso l’estremismo sonoro, convincendo ancora per pronuncia e intensità che gestiscono il caos in modo liberatorio ma con grande ispirazione. Esplosioni continue che si alternano a rarefazioni estranianti, arpeggi di chitarra e fraseggi di sax flirtano “amabilmente” con l’elettronica brutista e gli spazi  vengono riempiti con un senso del frastuono molto capace. Basterebbe godersi The Bone People per apprezzare il riaggiornamento dei concetti cari ai Naked City, qui riproposti con rinnovata visionarietà; merito anche dell’apporto di Sakata che centra tonalità molto efficaci per l’occasione.
Due lavori catartici e necessari.

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