OvO – Crocevia (Load, 2009)

Tornano gli OvO e questa volta la release è 100% "made in Usa" come buona parte delle armi con cui gli Iracheni hanno combattuto gli yankee (toh!… pensa te, i casi della vita!), infatti questo lavoro è stato registrato al Seizures Palace dove prima di loro avevano registrato qualche gruppo "minore" tipo Naked City, Sonic Youth, Devendra Banhart, Khanate e giù di lì.
Ovviamente la registrazione fa molto, ma resta che il salto gli Ovo lo avevano già fatto con Miastenia o meglio un po’ prima, quando oltre a passare a delle tracce più strutturate hanno reso il suono più compatto e concerto dopo concerto hanno rodato per bene la loro macchina, proprio come una delle vetture di Mad Max (o se siete autarchici diciamo come quelle dei contrabbandieri pugliesi). La grossa differenza che sento rispetto a Miastenia è il fatto che tutto risulti meno schiacciato, meno spinto fra le gengive, il che per il mio gusto personale non è per nulla male; subito ero rimasto leggermente spiazzato pensando che questo raffinamento della produzione facesse perdere agli Ovo la botta hardcore, e quest’ultima i due l’avevano cercata con ogni mezzo da quando si erano abbandonati a corpo morto a quella loro vecchia passione cresciuta a concerti, distribuzioni e a vagonate di vinili. Invece, dopo alcuni ascolti, ho iniziato a pensare che questo raffinare il suono faccia uscire i ricami più deliranti di Dorella e della Pedretti. Il risultato?… semplice: gli Ovo si portano dietro il loro fardello hardcore-crust-neurot-giapponoise e si muovono verso la no wave, non che le cose fossero inconciliabili, anzi, tutto sommato era un po’ una scelta chiamata, il fatto è che un po’ la produzione, un po’ che a differenza del disco precedente i due si sono lasciati andare ad una serie di ghirigori davvero belli da sentire, resta che il lavoro li porta a fare un ulteriore passo in avanti. Per quel che mi riguarda si tratta del miglior disco degli Ovo fino ad oggi e più lo ascolto più penso che la produzione senza averli stravolti abbia solo giovato, quindi la chitarra della Doretti suona più morbida senza per questo risultare molle, la voce inizia ad avere due o tre riverberi davvero fighi che la ambientano perfettamente e diversamente a secondo dell’esigenze del pezzo: sotto quest’aspetto potremmo dire che si possa parlare del primo disco veramente "prodotto" degli Ovo. Se tutto questo parlare di produzione vi ha fatto sorgere il dubbio che si tratti di un disco soft, troppo artefatto o intellettualizzato lasciate perdere, si tratta solo e semplicemente degli Ovo con il suono della grande mela, non quello di Don Fury, ma quello che fa sì che una frustrata in faccia sia data con una cinghia di pelle super lusso invece che il buon vecchio latex.

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