Orchestra Esteh – Abacinabradhydrakonirvm, Rebirth Of A Dead Volcano (L’Arca E L’Arco, 2016)

Inquieta un po’ ascoltare questa musica, con questo sottotitolo (col chilometrico titolo nemmeno mi cimento), dopo aver letto solo qualche giorno fa la notizia di un’anomala attività magmatica nelle profondità dei Campi Flegrei che potrebbe preannunciare un prossimo risveglio di quello che è il vulcano più grande d’Europa. Ad aumentare la suggestione è la provenienza dell’Orchestra Esteh  non lontano da quelle zone e il fatto che l’album sia stato completato nell’agosto del 2016: che lo spirito del musicista abbia percepito i segnali della terra ben prima che la scienza ne comunicasse l’esistenza? Vincenzo Notaro, titolare del progetto, lo avevamo conosciuto nelle vesti di scrittore sulle pagine di Metallo Liquido, testo che analizzava sotto vari punti di vista l’heavy metal e di cui ci siamo occupati tempo fa; come musicista si muove su territori piuttosto lontani da questo genere anche se lo spirito di quanto scritto è in parte presente. Volendo circoscrivere le sonorità di Abacinabradhydrakonirvm si potrebbe collocare nelle immense distese comprese fra l’ambient e il post-industrial con importanti inserti di classica contemporanea; proprio alla classica sembra richiamarsi la struttura dell’opera che fluisce senza soluzione di continuità ma suddivisa in ben riconoscibili movimenti. A un’overture che allude al dramma imminente e fa crescere la tensione seguono placide distese ambientali intessuto di strumenti etnici (un po’ alla maniera di Vidna Obmana), poi cordofoni che segnano il tempo con tocchi secchi ed aspri, bordoni di synth che sembrano infiniti e invece aprono ad atmosfere in equilibrio fra certo prog acustico e colonne sonore horror, per concludersi con un trionfo di lente e maestose percussioni. Può sorprendere che, dato il tema, non si aderisca alla categoria del tragico con tutto il corollario di effettacci e rumori a cui i portabandiera delle apocalissi sonore ci hanno abituato ma la scelta è coerente col punto di vista adottato, quello del vulcano, creatura viva: il suo risveglio è una successione di passaggi di stato che esulano da ogni categoria morale e a cui l’Orchestra Esteh aderisce illustrandoli con una musica descrittiva e immaginifica. All’ascoltatore non resta che abbandonarsi alla contemplazione.

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