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Orbe – Albedo (Samsara/Meltin Pop, 2011)

Direttamente da quel braccio del Lago Maggiore che volge a mezzogiorno, più precisamente da Arona, provengono gli Orbe, quartetto strumentale di buoni ascolti e ancor più buone letture, essendo Albedo un concept ispirato al saggio di di Joseph Campbell L’Eroe Dai Mille Volti.
Post-core nella vena degli Isis, un pizzico di math… ematica, un andamento tutto sommato rockeggiante alla A perfect Circle, e un campionario che comprende tutti gli stilemi del genere, pause contrapposte a sfuriate, rarefazioni e improvvisi addensamenti di suono. Un genere, abbiamo già avuto modo di dirlo, che vive da tempo un momento di stanca con tutti, anche i grossi nomi, che girano in tondo senza trovare soluzioni che possano portare qualche cambiamento. A invertire la tendenza non saranno per ora gli Orbe, ancora non così personali da poter emergere nel marasma del suono post, ma il disco, molto ben suonato e registrato, può contare alcuni momenti azzeccati e originali, come l’inizio singhiozzante di Arjuna e un uso dell’elettronica fin troppo parsimonioso, visti i buoni risultati che ascoltiamo in Sisifo: meriterebbe, in futuro, di diventare un elemento caratterizzante.

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