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Om + Lichens – 30/01/10 Interzona (Verona)

E venne il giorno degli Om. La notte anzi, umida e fredda, ma almeno non nevosa, cosa rara di questi tempi. Il gruppo tocca Verona come tappa conclusiva del primo tour italiano spalleggiato dal fedele Robert Lowe, in arte Lichens, che già aveva suonato nell'ultimo album dei californiani e che stasera è presente nella doppia veste di solista e special guest. È lui, baffo alla Vittorio Emanuele II e capelli alla Don King, a intrattenerci a inizio serata, armato di chitarra intagliata con motivi floreali, microfono, effetti vari e tisana, che si scola prima di iniziare. Accomodatosi su una sedia posta su un tappeto dai quanto mai adatti motivi orientaleggianti, spende i primi minuti creando, con voce e corde, la base sonora dell'esibizione. Da qui in poi nulla verrà più toccato, sebbene il drone continuerà a montare lentamente, in base a qualche misterioso algoritmo preimpostato e sarà tutta questione di corde vocali a disegnare un mantra che, non fossimo qui ad assistere, faticheremmo a lichens----------------------------interzonariconoscere di origine umana. Le stesse espressioni di Lowe, ora estatiche, ora sinistramente diaboliche, sembrano confermare ambiguamente questa impressione. Certamente è uno spettacolo che richiede, da parte dell'ascoltatore, la disponibilità a calarsi nell'atmosfera misticheggiante (e forse sarebbe stato meglio assistere seduti a terra) ma che in cambio dona venti minuti di assoluto trasporto. Per lui, tuttavia, la serata non si conclude qui: quando i due attuali titolari del marchio Om salgono sul palco, da bravo scolaretto prende posto a un banchetto dove sono disposti i suoi strumenti (tastiera, effetti, cembali); questa sera il duo si allarga a terzetto. Abbiamo così Al Cisneros a sinistra, cuffia a coprire i capelli ormai corti e basso a nascondere la pancia prominente e al centro la batteria della new entry Emil Amos, che sfoggia sulla cassa un immagine della Madonna marcata Jason Jesee; più laico è il santino che espone Lowe alla sua postazione: Geezer Butler, che Dio lo abbia in gloria. La benaugurante Meditation Is The Practice Of Death mette subito in luce come il nuovo batterista dia al suono una profondità e una varietà prima sconosciuta. Lo si coglie sia in questo caso, dove al brano che già aveva suonato su disco conferisce maggior enfasi, sia nei brani più vecchi, in origine eseguiti da Chris Hakius: Rays Of The Sun/To The Shrienbuilder, leggermente velocizzata e molto arricchita nelle soluzioni ritmiche, implode su sé stessa ed è enormemente superiore alla versione che troviamo nello split coi Current 93. Il contributo di Lowe è inevitabilmente scarso nei momenti più rumorosi, ma altrove, in particolare in quelli tratti da God Is Goood, che viene om----------------------------interzonaeseguito per intero, la chitarra appena accennata e i suoi vocalizzi sono fondamentali per colorare e dare profondità alle canzoni. Quanto a Cisneros, fa la sua parte: dimenandosi come un metal-nerds alla Fusi Di Testa, scava le basse frequenze col suo Rickenbaker e canta cantilenando secondo consuetudine, evidenziando qualche limite già apparso su disco. Nulla comunque che comprometta la bontà di un concerto dove i brani storici si affiancano bene ai più recenti, come accade per At Giza e Thebes, che a causa delle linee vocali simili diventano un monolite di quasi mezz'ora. Nel gigantesco groove che ne esce spiace notare come pochi, fra il pubblico, siano indotti a un cadenzato headbanging: se non la si pratica in una serata così è segno che questa nobile disciplina è ormai morta. Ma a parte questi particolari, un concerto del genere è un'esperienza da fare: un maelström lentissimo che sembra ripetersi sempre uguale, ma che ad ogni giro ingloba qualcosa di diverso, dal funk elefantiaco di Cremation Gath ai profumi mediorientali della già citata Meditation Is The Practice Of Death, dimostrando come gli Om abbiano ancora inattesi margini di evoluzione grazie soprattutto all'apporto di Amos, il cui inserimento si è dimostrato quanto mai felice e chissà, magari attraverso altre collaborazione come quella del buon Lichens.

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